Claude e Nathan Miller aprono le Giornate degli Autori. L'intervista di Affari Italiani

Giovedì, 3 settembre 2009 - 13:26:00

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Di Iskra Naydenova Cannizzaro

L'inedita coppia francese Claude e Nathan Miller (padre e figlio), inaugura la Giornata degli Autori al Festival di Venezia con la prima mondiale del film Je suis heureux que ma mère soit vivante.

Il film narra le vicende di Thomas, bambino abbandonato dalla madre Julie all'età di quattro anni. Adottato da una famiglia per bene, cova risentimento nei confronti dei genitori adottivi addossando loro i motivi della sua sofferenza. Un dramma familiare, fatto di abbandoni e riconciliazioni che porta il giovane Thomas a diventare una figura complessa e complicata che non riesce a vivere serenamente la propria vita. Claude e Nathan Miller hanno scelto Affaritaliani.it  per dare alcune anticipazioni


Je suis heureux que ma mère soit vivante
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IL PADRE, Claude Miller

Il protagonista del suo film è destinato a soffrire perché non è cresciuto con i genitori biologici?
"Un bambino, separato precocemente dalla madre, può crearsi un'immagine ideale della figura materna che non corrisponde alla realtà. Il confronto con la madre biologica è traumatico, perché il bambino ha nutrito sogni e speranze troppo grandi per poter essere soddisfatti. I ricordi che il protagonista ha della madre sono frutto dell'esperienza erotica che il neonato fa con i seni, la pelle e il profumo della madre stessa. Non ritrovare questi aspetti, una volta cresciuto, è traumatico".

Il suo genere, molto profondo e reale, è simile a quello italiano di Nanni Moretti?
"Io adoro Nanni Moretti. E' uno dei miei registi preferiti perciò un accostamento del genere mi rende particolarmente felice. Lo dirò a mio figlio, sarà sicuramente piacevole per lui".

C'è qualche titolo tra quelli in programma al Festival di Venezia che conosce, o che l'ha colpita?
"Purtroppo non ho avuto la possibilità di vederne nemmeno uno. Ne ho sentito parlare, questo sì, ma non posso dare giudizi senza conoscere le pellicole. Sono però impaziente di vedere il film di Patrice Chérau, Persecution, e anche quello di Jaco Van Dormael".

Quali sono i registi italiani che le piacciono di più?
"Purtroppo da qualche anno il cinema italiano non è ben distribuito in Francia. Abbiamo grandi difficoltà a vedere i vostri film nelle sale cinematografiche e credo che lo stesso valga per i film francesi in Italia. Vediamo i film di Nanni Moretti e quelli di Tornatore, ma ci perdiamo tutte le novità dei giovani autori, tutte le chicche del cinema d'autore. Mi piacerebbe molto farle una lista di registi italiani che apprezzo, ma è complicato".

A breve l'anniversario della Nouvelle Vague, cosa resta di questa 'filosofia cinematografica'?
"Credo che il cinema odierno francese non sarebbe quello che è se non ci fosse stata la Nouvelle Vague. Ha portato un modo di fare cinema più leggero, un po' come quello che è successo con il neorealismo da voi dopo la guerra. Un cinema più libero, fuori dagli studio, con cineprese più leggere e soprattutto una nuova vicinanza con le persone vere. La volontà di questa corrente era poi quella di avvicinarsi  alla vita con una leggerezza che mostrava la realtà che prediligeva, senza costringersi solo sugli aspetti dolorose del mondo".

Qual è la situazione dei giovani registi francesi? Ricevono sovvenzioni dallo stato o sono abbandonati all'autoproduzione?
" La crisi ha colpito il mondo intero. Comunque bisogna dire che da noi ci sono ancora delle sovvenzioni che permettono ai giovani registi di lavorare. Credo che siamo un po' più aiutati rispetto agli italiani".

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