Quella lite che cambiò la musica...
di Virginia Perini
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"L'arte (non) è morta. E noi (non) l'abbiamo uccisa". Scriverebbe Friedrich Nietzsche leggendo i giornali di questi giorni*. Ebbene sì. Tra una discoteca-mania e un'attacco d'ansia da consumismo c'è ancora chi è innamorato dell'arte e per l'arte litiga.
Ricorda un po' il dialogo tra strumenti della 'sonata a Kreutzer' la disputa che da giorni vede impegnati Uto Ughi e il giovane e ormai amatissimo Giovanni Allevi. Uno tiene alto il valore della tradizione e si scaglia contro un modernismo (a detta sua) ignorante e presuntuoso, l'altro difende un nuovo modo di fare musica classica. Un genere che nasce dalla contaminazione eche nella sua evoluzione dalle forme auliche se ne frega dei dogmi "da conservatorio".
Così, dunque, si sta per aprire il 2009. Con una bella polemica di quelle che fanno la storia della cultura. Dove dalle bacchettate dell'uno contro l'altro nasce una pagina di enciclopedia. Il pensiero sarebbe mai andato oltre l'idealismo tedesco se Hegel e Schopenhauer (facendo un salto dalla musica alla filosofia) non avessero portato la sfida tra tradizione e innovazione nelle aule dell'università di Jena? E la musica classica o la grandezza dell'opera sarebbero mai arrivati al popolo, alle masse, alla gente comune se Domingo, Carreras e Pavarotti non avessero prestato le loro voci al pop scatenando l'ira e la vergogna dei più reazionari? E allora forse stiamo assistendo a qualcosa di più grande di noi. A uno di quei passaggi che i nostri discendenti leggeranno sui testi scolastici. Come quando il Petrarca modificò lo stile poetico del maestro Dante.
"Intorno al 2000 nacque una nuova idea di musica classica, quella che concepiamo oggi. Che ha preso un po' da Bach e un po' da George Gershwin". Scriveranno. E nel pensare che in fondo chi vincerà questo duello non è importante, sorridiamo. All'alba del 2009, in un paese dilaniato dalla crisi, dalla morte della sinistra e dalle piaghe del partito democratico un pianista ricciolone ci fa pensare che forse questo "non è un paese per vecchi".
* "Dio è morto. Dio resta morto. E noi l'abbiamo ucciso. Come potremmo sentirci a posto, noi assassini di tutti gli assassini? Nulla esisteva di più sacro e grande in tutto il mondo, ed ora è sanguinante sotto le nostre ginocchia: chi ci ripulirà dal sangue? Che acqua useremo per lavarci? Che festività di perdono, che sacro gioco dovremo inventarci? Non è forse la grandezza di questa morte troppo grande per noi? Non dovremmo forse diventare divinità semplicemente per esserne degni?" (Nietzsche, La Gaia Scienza, Sezione 125)



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