Beatles-mania? Cosa di Yesterday
Mercoledì, 9 settembre 2009 - 18:19:00
Di Giuseppe Morello
Se non fosse chiaro il concetto di “raschiare il fondo del barile”, l’uscita di tutti gli album rimasterizzati dei Beatles dovrebbe togliere ogni dubbio. Dopo che Internet ha stravolto il mercato della musica, le case discografiche non sanno più a che santo votarsi e anziché ridisegnare completamente le loro strategie (cosa che comunque dovrà accadere loro malgrado) cercano di spolpare l’osso del vecchio sistema più che possono. Come le mamme di una volta che riuscivano a far rivivere una camicia lisa per anni sotto altre spoglie (stracci, toppe, fazzoletti), la Emi ci ripropone la produzione dei Beatles digitalizzata e rimasterizzata in cofanetti che costano fino a 330 euro.
D’accordo che la musica dei ragazzi di Liverpool è eterna e non morirà mai, ma alla Emi non possono pensare di farci soldi a vita vendendoci la stessa pasta ma cambiando solo un po’ le salse. Tra l’altro il cambio di salsa non è detto che piaccia sempre, e infatti non sono pochi i puristi che si lamentano di ciò che la digitalizzazione fa perdere rispetto agli originali analogici.
Ma in ogni caso a far riflettere è il fatto che mentre il mercato della musica non vive più di grandi hit quanto piuttosto di milioni di nicchie (per saperne di più, da leggere “La coda lunga” di Chris Anderson), le case discografiche non riescano a rinunciare al vecchio titolo che tira sempre e che di fatto produce rendita, mentre gli sforzi per promuovere musica nuova non siano altrettanto intensi.
Anziché riproporci in pompa magna i vecchi Beatles ci saremmo aspettati che le Emi ci proponesse i musicisti che saranno i Beatles di domani. E invece prevale la nostalgia e la voglia di andare sul sicuro.
giuseppe.morello@affaritaliani.it
Se non fosse chiaro il concetto di “raschiare il fondo del barile”, l’uscita di tutti gli album rimasterizzati dei Beatles dovrebbe togliere ogni dubbio. Dopo che Internet ha stravolto il mercato della musica, le case discografiche non sanno più a che santo votarsi e anziché ridisegnare completamente le loro strategie (cosa che comunque dovrà accadere loro malgrado) cercano di spolpare l’osso del vecchio sistema più che possono. Come le mamme di una volta che riuscivano a far rivivere una camicia lisa per anni sotto altre spoglie (stracci, toppe, fazzoletti), la Emi ci ripropone la produzione dei Beatles digitalizzata e rimasterizzata in cofanetti che costano fino a 330 euro.
D’accordo che la musica dei ragazzi di Liverpool è eterna e non morirà mai, ma alla Emi non possono pensare di farci soldi a vita vendendoci la stessa pasta ma cambiando solo un po’ le salse. Tra l’altro il cambio di salsa non è detto che piaccia sempre, e infatti non sono pochi i puristi che si lamentano di ciò che la digitalizzazione fa perdere rispetto agli originali analogici.
Ma in ogni caso a far riflettere è il fatto che mentre il mercato della musica non vive più di grandi hit quanto piuttosto di milioni di nicchie (per saperne di più, da leggere “La coda lunga” di Chris Anderson), le case discografiche non riescano a rinunciare al vecchio titolo che tira sempre e che di fatto produce rendita, mentre gli sforzi per promuovere musica nuova non siano altrettanto intensi.
Anziché riproporci in pompa magna i vecchi Beatles ci saremmo aspettati che le Emi ci proponesse i musicisti che saranno i Beatles di domani. E invece prevale la nostalgia e la voglia di andare sul sicuro.
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