Francesco Bianconi (Baustelle) ad Affaritaliani.it: "Le Regionali? Sono stufo di votare per il male minore..."
di Antonio Prudenzano
I Baustelle sono così, prendere o lasciare. Un po' di sano snobismo ce l'hanno nel Dna. Ce la vedreste un'altra band italiana che chiama il suo nuovo disco “I Mistici dell’Occidente” (in uscita il 26 marzo per Atlantic/Warner Music, anticipato dal singolo "Gli spietati", e prodotto da Pat McCarthy, già collaboratore di U2, R.E.M. e Madonna)?
Questo è il quinto album per la band di Montepulciano che, sin dallo splendido esordio del 2000 (fin dal titolo), quel "Sussidiario illustrato della giovinezza" che subito fece innamorare la critica e contagiò un gruppo di fan via via sempre più ampio, ha saputo 'usare' il pop per dire cose spesso importanti, sia nei testi sia nella musica. Un immaginario (che deve molto alla tradizione musicale e letteraria italiana), quello disegnato di canzone in canzone da Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, che rappresenta quanto di meglio la generazione underground post-Afterhours & Marlene Kuntz ha prodotto negli Anni Zero appena trascorsi e portato senza smarrire sincerità nel mainstream (quando si dice 'provare a cambiare le cose dall'interno'...).
AFFARITALIANI.IT HA INTERVISTATO IL LEADER DEI BAUSTELLE FRANCESCO BIANCONI

I BAUSTELLE
"I mistici dell'Occidente" è un titolo che fa pensare a un disco molto spirituale...
"Dal mio punto di vista non si tratta certamente di un album religioso. Io non credo in Dio. Il misticismo non va inteso in senso letterale. Per misticismo intendo un invito a guardare oltre, visto che viviamo in una società in cui sempre più si pensa ai bene materiali. E' anche un invito a pensare che ci possano essere altre realtà possibili, altre verità, altri valori... Il disco, quindi, nasce proprio dalla voglia di seguire un'aspirazione ad andare oltre i modelli culturali che ci vengono propinati quotidianamente. I mistici del passato andavano oltre la realtà, ma ciò non vuol dire ignorarla, anzi. Il loro era un atto di coraggio. E anche noi Baustelle non rifiutiamo snobisticamente la realtà. E non penso neppure che i brani che scriviamo siano pessimisti e rassegnati come si sente dire...".
Da dove nasce questo nuovo album?
"Dalle domande sul senso dell'esistenza e sul mondo che mi circonda che mi pongo ogni giorno, e dalla lettura dell'antologia di scritti di mistici del passato curata da Elémire Zolla, dal titolo omonimo 'I mistici dell'Occidente', che ho scovato per caso in libreria. Leggerla mi ha dato parecchi spunti. Testi scritti molti secoli fa, certo, ma fin troppo attuali...".
Pensa ancora di volersi autoesiliare dall'Italia come aveva 'minacciato'?
"La mia era una provocazione. Sono convinto che chi, come il sottoscritto, ha la possibilità di dire la sua e di essere ascoltato dai media, dovrebbe lanciare messaggi forti. Quando un paio di anni fa ho espresso la mia rabbia verso un paese, la mia Italia, che culturalmente non mi piace, speravo che altri intellettuali non allineati seguissero il mio esempio".
Musicalmente "I mistici dell'Occidente" è un disco più chitarristico e meno 'prodotto' rispetto al precedente "Amen". Come mai?
"E' stato anche per avere un disco meno 'compresso' del solito standard italiano che abbiamo cercato un produttore anglosassone. La Warner ci ha aiutato a incontrare il grande Pat McCarthy che, nonostante la fama, si è dimostrato umile e aperto nei nostri confronti. Certo, ogni tanto dava qualche scappellotto a Rachele Bastreghi (voce femminile del gruppo che, presente all'intervista, annuisce sorridendo...). Volevamo un album dinamico, non il solito muro di suono all'italiana, ed è la prima volta che, riascoltando un nostro disco dall'inizio alla fine, non saltiamo neppure una canzone, perché ci piacciono tutte!".
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E la musica indipendente non ha futuro, quindi?
"Il sistema discografico, non solo mainstream, è crollato. Oggi non esistono più nè le etichette indipendenti nè i club dove andare a suonare. Penso che noi Baustelle siamo dei miracolati a essere sotto contratto con una major che ci garantisce la massima libertà in un periodaccio come questo...".
Dopo quella del film "Giulia non esce la sera", altre colonne sonore in vista?
"Intanto abbiamo imparato cosa vuol dire scrivere una colonna sonora. Appena ci sarà un'altra occasione, saremo ben lieti di accettare".
E un film da regista lo dirigerebbe? Come Zampaglione, ormai (anche) un affermato regista horror, e un altro suo collega che ammira, Battiato...
"In effetti parlano tutti bene del nuovo film di Zampaglione... Per ora fare il regista non è tra le mie priorità, ma non me la sento di escluderlo in futuro. Resta il fatto che dirigere un film non è affatto semplice come si pensa".
E con "Un romantico a Milano", il suo primo libro che sarà pubblicato da Mondadori, a che punto siamo?
"Questa domanda non ci voleva... sono un po' indietro e con la promozione del disco diventa difficile trovare il tempo per finirlo, ma devo darmi assolutamente da fare. E' un romanzo, con tante storie che si incrociano".
Domenica ci sono le Regionali. Per chi votano i Baustelle?
"Rispondo a titolo personale: sono molto scettico e non so se andrò a votare. La teoria del votare per il male minore mi ha stancato. Ho tendenze anarchiche, ma allo stesso tempo vorrei sentirmi rappresentato. Ci tengo che la mia nuova città, Milano, e la stessa Lombardia, siano ben governate. Il mio non vuol essere un discorso qualunquista. Sono in crisi, come tanti altri credo...".



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