| LA RECENSIONE "Non piangere coglione" (Isbn) di Amedeo Romeo, romanzo dell'uomo terrorizzato dalla paternità e ossessionato dalla maternità... LO SPECIALE Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, e-book, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria |
di Ariela Baco
 Amedeo Romeo
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Lui ci sta aspettando all’angolo della piazza. Lo vediamo e ci piace così tanto che ci sembra di andare ad un appuntamento. Il suoi capelli – appena un po’ lunghi, mossi, dentro i quali il vento entra per renderli sottili e portare alle nostre narici un profumo altrettanto leggero – ci appaiono fatti per essere toccati. Sfiorati, forse. Ma quello che sfioriamo è solo la sua pelle attraverso il nostro sguardo.
Amedeo Romeo è uno scrittore e un regista teatrale. La sua carriera come drammaturgo e come curatore di spettacoli è lunga e nei suoi quarant’anni di vita è stata spesso occasione di successi. Lavora per il celebre Teatro della Tosse di Genova¸ si occupa di molti laboratori teatrali non solo per attori ma anche per chi considera il teatro una terapia.
“Io faccio la vita che sognavo di fare e sono quello che volevo essere.” La sua affermazione è di così ampia e indiscutibile soddisfazione che ci sentiamo molto inutili, insufficienti e sappiamo che sarà impossibile segnare un ricordo sorprendente, in lui.
“ Quello che riesce a muovermi dentro, a stupirmi davvero è chi dimostra amore per la vita. Quando vedo pulsare e vibrare questa forza dentro qualcuno io sono affascinato.” Amedeo Romeo si occupa anche di traduzioni ed ha inoltre pubblicato alcuni racconti di fiabe per bambini. “Mi appassiona la poesia, mi piace quella erotica. I poeti che amo sono il greco Ritzos e Bukowsky, che considero pieno di tenerezza, nonostante la forma delle sue opere. Poi adoro i bambini.” Da qualche giorno è uscito il suo primo romanzo "Non piangere coglione" edito da Isbn. “A me come al mio protagonista piacciono molto le donne incinte. Lui se ne innamora completamente, anche in senso fisico e sensuale.” Il piacere per un corpo che trasforma e trasforma se stesso; teso e liscio e grande. In cui pulsa e si muove qualcosa di diverso e di estraneo; in cui la bellezza non sfiorisce ma si espande. “Quello che innamora me sono contemporaneamente le parole e i silenzi. Mi innamora capire che una donna ha deciso di rivelarsi.”
 La copertina
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La sua compagna Francesca è molto bella, ci dice, e molto più silenziosa di lui. “Fa un lavoro diverso dal mio.” Ma le cose che piacciono a lui lei le condivide tutte.
“L’ho conosciuta perché frequentava un mio corso teatrale. Ma lei è quanto di più diverso possa esserci da un’attrice.” O dall’idea che possiamo avere di un’attrice. “Le persone che frequento sono tante. Però ho pochi amici. E tutti impegnati nel genere di attività che svolgo io; non troppo diversi da me. Del resto non potrei frequentare chi si affanna a diventare ricco…” Il suo equilibrio sembra qualcosa di assodato.
“Eppure non sono così felice come so di apparire. Mi sento inquieto. Perennemente. E vivo solo nel presente. Ecco… adesso dico tutte queste cose; ne sono convinto; le penso. Ma domani potrei avere pensieri diversi.” Dettati forse da accadimenti nuovi e differenti. “In passato c’erano alcune cose che mi rifiutavo di fare.
Per esempio soffrivo di vertigini. Per questo ora amo la montagna: ho voluto provare e capire perché l’altezza mi metteva paura.” Noi lo guardiamo. I suoi occhi vivono dietro lenti piccole e trasparenti, il suo corpo snello è ora seduto accanto a noi. Il vento continua a soffiare piano, intorno. La stoffa della sua giacca scura si muove appena. “C’è differenza tra desiderio e voglia. La voglia è un capriccio. Il desiderio è qualcosa di profondo.” Un motore che tende tutto l’organismo al movimento: sia quello fisico sia quello interiore. “Il desiderio che percepisco all’interno dei libri, dei romanzi, o nella vita, mi affascina grandemente.” Romeo continua a parlare, animato e insieme posato:
“Voglio vivere con desiderio e senza nessun limite. Con questo non intendo parlare di trasgressione. La trasgressione riconferma il valore che si è trasgredito, per questo non mi piace, non mi interessa. Il personaggio del mio libro lo guido io. In realtà per tre quarti della storia lui è andato via da solo… ma poi ho scritto l’ultimo capitolo, perché dovevo essere io a rendere compiuta la sua vicenda. In seguito sono tornato indietro per riempire il buco del suo percorso.” Il suo protagonista pensa che i figli siano un modo per sopravvivere a se stessi, per superare la morte. “Io ho avuto un padre straordinario.” E una madre musicista. “Ma la mia idea di felicità è qualcosa di molto semplice: seduto ad un bar in riva al mare a mangiare un’insalata di pomodori.” Gli piace anche cucinare e fare la spesa. Ha due figli. La prima è nata da una precedente convivenza, ma vive con lui. “Quello che non sopporto è vedere le persone che si arrendono. Oppure che cercano lo sballo; lo svago.” Sono tutti i momenti di assenza e di rinuncia che lui trova razionalmente inaccettabili. “E quando mi arrabbio esplodo. Però cerco di farlo in solitudine.” Quando invece la sua testa non trova pace, Romeo cammina. Percorre molte strade della città in cui vive – Milano – oppure va in bicicletta. “Mi piace la fatica. Ma solo quella fisica. Nei rapporti umani non ha senso.” Eppure ci dice di non avere certezze. “Poiché non sono religioso ogni mia scelta è una scelta reale e non assoluta.” Inoltre secondo lui il lavoro è un valore sopravvalutato.
“Il mio personaggio non lavora. Non possiamo essere ossessionati da un pensiero dominante che sia il successo.” Lui di successo ne ha molto, nel mondo: lo sa anche l’aria intorno, che lo accarezza piano per non infastidirlo.