Portafoglio/ E’ il momento di puntare sui social media, dopo LinkedIn anche Zynga sembra pronta per fare un “botto” a Wall Street

Sabato, 2 luglio 2011 - 13:00:00

cityville cheats

Mentre i mercati finanziari monitorano da vicino tanto l’evoluzione della crisi di Grecia, quanto il succedersi dei dati macro, c’è un settore dove gli investitori continuano letteralmente a strapparsi di mano i titoli come in piena “bolla” da new economy, ovvero quello delle aziende “social”.

La strada l’ha aperta qualche settimana fa LinkedIn, social network per professionisti considerato dagli addetti ai lavori una sorta di “Cenerentola” con “soli” 100 milioni di iscritti (per quanto di profilo elevato) rispetto agli oltre 750 milioni di registrati di Facebook, ma che dopo i fuochi d’artificio del debutto è tornato a salire sul listino grazie ai primi giudizi positivi dei broker, con Jp Morgan che ha emesso un “overweight” (sovrappesare) con un target price di 85 dollari per azione, mentre per Bank of America Merrill Lynch consiglia di acquistare (“buy”) il titolo sino a 92 dollari per azione.

Se gli stessi multipli giudicati corretti dagli analisti di Wall Street verrebbero applicati a Facebook, la creatura di Mark Zuckerberg potrebbe valere 80 miliardi di dollari e in molti sono pronti a scommettere che entro qualche mese lo stesso Zueckerberg darà il suo benestare allo sbarco sul listino di New York, magari puntando ad una valutazione anche più rotonda, di 100 miliardi di dollari.

Così si spiega come mai qualche giorno fa un piccolo fondo specializzato che investe in aziende high-tech, GSV Capital (le cui quote sono quotate a Wall Street) ha guadagnato in una sola seduta il 42% (per poi cedere circa il 5% allo scattare di qualche presa di profitto) dopo aver annunciato di aver acquistato 225 mila titoli Facebook (poco meno dell’1% del capitale complessivo) a 29,28 dollari l’uno, pari ad una valutazione di “soli” 70 miliardi di dollari (per fare un rapido paragone, Fiat Spa vale 9 miliardi di euro, circa 12,5 miliardi di dollari).

Valori che ricordano quelli in base ai quali Aol, reginetta della “new economy” di fine secolo scorso, acquisì il controllo di Time Warner, prima di essere nuovamente scorporata dal gruppo multimediale qualche anno dopo a causa della progressiva perdita di valore delle attività del provider americano. Chiaramente chi può ne approfitta e così nelle prossime ore a Wall Street si attende la presentazione dell’Ipo di Zynga, il creatore di “social game” di successo (nel complesso si parla di 272 milioni di utenti online mensili) come Farmville o Cityville che spopolano proprio tra gli utenti di Facebook.

La richiesta dovrebbe essere depositata dai collocatori Morgan Stanley e Goldman Sachs, che punterebbero a raccogliere  tra gli  1,5 e i 2 miliardi di dollari collocando circa un 10%-15% del capitale. Al momento sul “secondo mercato” di SharePost il 100% di Zynga, che conta di chiudere il 2011 con un fatturato vicino a 1,5 miliardi di dollari di cui l’80% legato alla vendita di beni digitali e il 20% ai proventi pubblicitari, viene valutato attorno ai 15,4 miliardi di dollari, con proposte di vendita anche a 20 e 30 dollari per azione (cui corrisponderebbe una capitalizzazione tra i 16,8 e i 25,3 miliardi).

Certo, il gioco non è privo di qualche rischio, come hanno scoperto gli investitori che hanno puntato su Pandora (e come secondo molti analisti potrebbero scoprire quelli che riusciranno ad aggiudicarsi i titoli dell’Ipo di Groupon), ma per il momento il mercato non vuol sentire ragioni e l’unico consiglio da dare ad un investitore che ami l’azzardo è quello di trovare un intermediario che abbia accesso al collocamento così da provare ad aggiudicarsi uno o più lotti di Zynga, da rivendere nel caso di una partenza a razzo anche già il giorno del debutto o quello successivo per poi valutare se rientrare nel caso di un successivo storno.

Di certo la quotazione di Zynga farà bene a qualche volto già noto a Wall Street, come Reid Hoffman, azionista sia di Facebook sia di LinkedIn e di Zynga, Chase Coleman, nel capitale di LinkedIn e Zynga col suo fondo Tiger Global Management, la società di venture capital russa Digital Sky Technologies, guidata da Yuri Milner, che ha investito tanto in Facebook quanto in Zynga, e poi ancora Andreessen Horowitz, Peter Thiel e Kleiner Perkins (tutti consoci in Zynga, ma in qualche caso anche in altri “social media”). Per non parlare ovviamente dei fondatori e soci di riferimento, per i quali il successo è già assicurato per il semplice fatto di sbarcare a Wall Street attraverso operazioni multimiliardarie.

Mastica amaro, invece, uno dei maggiori tycoon mondiali: Rupert Murdoch sembra aver proprio sbagliato il “timing” quando ha scelto di puntare su Myspace, una delle “vittime illustri” (non l’unica) del successo planetario del rivale Facebook. Acquistato nel 2005 per 580 milioni di dollari Myspace dovrebbe essere ceduto per non più di 35-40 milioni di dollari da NewsCorp, una frazione dei 100 milioni che Murdoch ha inutilmente provato a chiedere fino alla scorsa primavera. 

Dopo aver licenziato metà del proprio personale lasciando a casa 500 persone il social network, che ancora conta su circa 30 milioni di utenti, dimezzerà nuovamente il personale e poi sarà ceduto forse alla cordata guidata dal numero uno di Activision Blizzard, Bobby Kotick (che però si muoverebbe a titolo personale), pronta a cercare un difficile rilancio o a rivendere con qualche margine di profitto la base-utenti a qualche inserzionista pubblicitario. Come dire che non è mai tutto oro ciò che luccica, neppure dalla parti di Wall Street.

Luca Spoldi

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