Matricole/ Yoox debutta col botto a Piazza Affari, ma la dot.com di Marchetti potrebbe crescere ancora
L’attesa è finita: dopo 20 mesi Piazza Affari torna a registrare un debutto “col botto”, quello di Yoox, dot.com specializzata nella vendita di capi d’abbigliamento di “grandi marche” nata nel marzo del 2000 da un’idea di Federico Marchetti (amministratore delegato del gruppo e socio, post-Ipo, al 4,8%), che chiude in crescita dell'8,37%.
Un debutto fortunato che conferma l’interesse per un’azienda che sta rivoluzionando il modo di comprare le “grandi marche” della moda italiana e che nonostante la crisi del settore ha superato i 101 milioni di euro di fatturato nel 2008 (+47,5% sul 2007) e che nei primi nove mesi del 2009 è già salito a 106,7 milioni (+48,8% su base annua). Numeri piaciuti agli investitori che evidentemente scommettono sull’ulteriore spinta che potrà derivare dalla futura ripresa economica mondiale o dalla crescita tramite acquisizioni (per ora Marchetti è apparso molto prudente, ma nei prossimi mesi una prima piccola operazione potrebbe andare in porto) o partnership.
Il collocamento di 24,33 milioni di azioni, di cui solo 6,24 milioni derivanti da aumento di capitale, ha consentito ai soci attuali di cedere 18,09 milioni (ma con l’esercizio ormai scontato della greenshoe si salirà a 21,74 milioni di titoli ceduti). Risultato: oltre a Marchetti, col 4,8%, tra gli altri soci “forti” risulteranno il top management col 4,9% complessivo, Renzo Rosso (il “patron” di Diesel), destinato a passare dal 5,1% al 4,3%, altri “soci storici” minori (con in tutto circa il 5,7%) e naturalmente i tre fondi di private equity KiwiI e Kiwi II (pre-Ipo complessivamente al 24,7%), Nestor (22,6%) e Balderton Capital (23,1%), il cui peso si ridurrà dal 75% al 24,8%.
La società è dunque contendibile, visto che il 48% di flottante iniziale appare destinato con l’esercizio della greenshoe a salire al 55,5%, tanto più che per i fondi il periodo di lock-up (in cui non si possono alienare i titoli) durerà solo sei mesi, contro i 12-24 mesi di quello del management. Forte di una capitalizzazione di 125 milioni di euro (che l’aumento di queste ore già proietta virtualmente oltre i 140 milioni) e con opzioni in mano a Marchetti e ai suoi manager che se completamente esercitate riporterebbero il flottante al 46,2% e Marchetti al 9,2% (mentre i tre fondi scenderebbero al 20,7%) la società potrebbe indossare tanto i panni della preda quanto quelli del cacciatore.
Nel primo caso i potenziali acquirenti sembrerebbero la britannica Asos, quotata sul listino di Londra con una capitalizzazione attorno ai 332,7 milioni di sterline (circa 300 milioni di euro), la statunitense Overstock.com, che sul Nasdaq capitalizza circa 334 milioni di dollari (poco più di 220 milioni di euro al cambio attuale) o chi come eBags e Dress-for-less vede tra i propri azionisti importanti banche d’affari e fondi di private equity (nel primo caso Benchmark Capital e Goldman Sachs, che dell’Ipo di Yoox è stato joint coordinator con Mediobanca, nel secondo Palamon Capital Partners).
Ovviamente la speranza di chi compra oggi Yoox ipotizzando un futuro take over è quella che il prezzo a cui dovesse in futuro essere lanciata una simile operazione sia superiore ai prezzi attuali, scontando appunto i tassi di crescita più aggressivi della società italiana rispetto ai suoi concorrenti. Oppure potrebbe avvenire l’opposto ed essere Marchetti e soci a farsi avanti, magari con un’operazione carta contro carta che benefici dell’eventuale incremento che le quotazioni dovessero registrare nei prossimi mesi.
Un obiettivo interessante sembrerebbe, ad esempio, Bluefly, già quotata sul Nasdaq ma con una capitalizzazione di circa 35 milioni di dollari, ossia meno di 24 milioni di euro. Dall’eventuale integrazione di Bluefly uscirebbe rafforzata la presenza su un mercato, quello statunitense, che già nel 2008 ha sviluppato per il gruppo un giro d’affari di 18,2 miliardi e che nel 2012 dovrebbe salire a 28,7 miliardi (con un incremento medio del 12,1% annuo) a fronte dei 17,7 miliardi attesi dall’Europa occidentale (+10,4% medio annuo).
Considerando che Marchetti e il top management hanno ormai nove anni di esperienza alle spalle ed hanno assistito al boom prima e allo “sboom” poi della “new economy” e che la società ha un indebitamento netto verso il sistema creditizio di soli 16,35 milioni di euro e una buona solidità patrimoniale (il rapporto indebitamento finanziario netto/patrimonio netto era pari ante-Ipo a 0,85), scommettere su Yoox potrebbe essere una mossa interessante in un’ottica a medio termine e non solo come idea di trading.
Luca Spoldi



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