Crisi/ A Wall Street investitori a caccia di malati terminali
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Il trucco è semplice e consiste nell'assumere una persona cui resta poco da vivere con l'obiettivo venire in possesso di polizze a rendita variabile nelle quali investire decine di milioni di dollari nella speranza di ottenere lauti profitti alla morte della malato reclutato.
Queste polizze, infatti, porprio perché a rendita variabile consentono al titolare di scegliere il fondo in cui investire (obbligazionario, azionario), e offrono quattro tipi di garanzie opzionali: un valore in caso morte superiore al valore dei premi versati; un rendimento minimo certo a date predeterminate; un livello minimo di pagamenti in forma di rendita vitalizia; un minimo valore del riscatto a prescindere dal valore effettivo delle riserve.
Il nuovo modo di investire, insomma, consiste nel studiare attentamente le polizze vendute ai singoli individui e valutare le strade migliori per convertirle in prodotti altamente redditizi. L'obiettivo è semplice: ai signori di Wall Street fanno gola le rendite variabili emesse dalle compagnie assicurative legate al piano pensionistico dell'assicurato che, una volta un pensione, può ritirare l'intera somma, convertirla in pagamenti annuali finche campa oppure lasciare tutti i soldi agli eredi.
E qui entrano, ovviamente, in gioco i malati terminali. Ad attrarre gli investitori è infatti la clausola cosiddetta connessa in questo tipo di contratti e che garantisce il recupero dell'intera somma accumulata nei piani: gli assicuratori promettono infatti ai beneficiari che riceveranno almeno l'ammontare inizialmente investito, meno i prelievi. E così se il titolare del contratto investe 1 milione di dollari e il mercato cala riceverà lo stesso un milione di dollari.
Dal canto loro, le compagnie assicurative ritengono di poter recuperare i costi sopportati nel corso del tempo grazie alle pesanti commissioni associate a tali tipi di prodotto.



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