Clima/ 2010 anno green per la borsa. Il mercato boccia i titoli carbon-tech

Mercoledì, 30 dicembre 2009 - 20:30:00

Spostando lo sguardo ai mercati azionari e alle possibili ripercussioni sulle borse delle decisioni prese a Copenhagen, secondo gli analisti di Citi, "chi investe in azioni dei settori delle rinnovabili e a efficienza energetica si sarebbe dovuto aspettare poco dal vertice internazionale perché le valutazioni dipendono più dalle politiche nazionali che dagli obiettivi generali, anche se in senso lato il sentiment sul comparto verde potrebbe essere stato in qualche modo influenzato".

Anche a parere di Simon Webber, co-manager di Schroder Global climate change strategy, dovrebbero essere più che altro gli attuali piani nazionali di azione a conferire una direzione alle azioni delle energie pulite. Anzi, "lo stesso fatto che questi piani ci siano indica che ha senso più che mai investire in questo settore". "Cina, Europa, India, Corea, Australia, Brasile e Stati Uniti - osserva Webber - hanno tutti ingenti piani di investimento nelle rinnovabili. L'industria dell'automobile elettrica, che è chiaramente la risposta di lungo termine al problema delle emissioni nel settore dei trasporti, si sta pure sviluppando rapidamente. Ci aspettiamo una ulteriore crescita degli investimenti in tutti questi comparti, che, insieme con quello della efficienza energetica, rappresentano i temi chiave degli investimenti legati al cambiamento climatico".

Schroder si aspetta, insomma, che il 2010 possa essere un anno "relativamente" buono per i titoli delle energie pulite. Al contrario, "il grande perdente" del vertice di Copenhagen è il settore del carbonio. "Senza un chiaro schema per l'estensione dei mercati internazionali del carbonio - afferma Webber - le società troppo concentrate sui crediti o i prezzi di questa sostanza potrebbero andare incontro a pesanti sfide". "Per il momento - sintetizzano da Schroder - preferiamo evitare le azioni di gruppi attivi nel mercato del carbonio, dove l'incertezza la fa da padrona, per privilegiare quelle di società che impiegano tecnologie a basso impiego di questa sostanza".

Carlotta Scozzari

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