Utility/ Ecco a chi conviene la privatizzazione del settore che preoccupa i consumatori
L’apertura ai privati del settore dei servizi di pubblica utilità locali, acqua compresa, preoccupa i consumatori ma fa felice gli investitori. Così mentre l’Adiconsum in una nota ricorda come in particolar nel settore dell’acqua in Italia “convivono realtà pubbliche gestite in modo esemplare ed altre gestite in modo disastroso e realtà private gestite con efficienza ed altre gestite in termini speculativi” e chiede la presenza di un’Autorità nazionale per la rete idrica (a cui è abbinata anche la depurazione delle acque) che abbia “concreti poteri di sanzione sul non rispetto dei parametri di qualità, di investimento, nonché sulle tariffe”, a Piazza Affari i titoli del settore sono protagonisti già da un paio di sedute di continui rialzi delle quotazioni.
Ma chi concretamente beneficia dell’annunciata rivoluzione del settore? Molteplici sono gli interessi, da Caltagirone ai Benetton, da Banca Intesa ai fondi Pictet, per quanto riguarda i principali gruppi italiani approdati in borsa. Tra i titoli che si sono messi maggiormente in luce, Acque Potabili (+21,2% oggi a Milano), società che fa capo al Comune di Torino e a Iride Acqua Gas (a sua volta appartenente a Iride, società nata dalla fusione tra le ex municipalizzate di Torino e Genova, Aem e Amga) con quote paritetiche del 30,85%, vede tra i soci privati la presenza di Intesa Sanpaolo con una quota superiore al 9,7%.
Mediterranea Acque (+14,2%), anch’essa rientrante nel novero delle controllate di Iride Acqua e Gas (socia al 68,32%) e dunque indirettamente ai comuni di Genova e Torino, ha tra i suoi soci i francesi di Veolia Environment (col 17,1%) e l’italiana Impregilo (5,11%), società messasi in luce oggi per l’aggiudicazione dei lavori relativi alla terza corsia sulla A4 (una commessa da 225 milioni di euro) controllata al 29,8% dal fondo Igli (facente capo pariteticamente ai gruppi Gavio, Benetton e Caltagirone) e nella quale il gruppo Generali Assicurazioni ha una partecipazione del 3,32%.
Di acqua, oltre che di energia, si occupa anche la romana Acea, nella quale oltre al Comune di Roma (socio al 51%) hanno forti interessi i francesi di GdF Suez (9,98% del capitale) e il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone (7,94%). In questo caso la partita è delicata non solo dal punto di vista delle possibili plusvalenze di borsa, quanto anche a livello industriale, visto che da tempo i rapporti tra GdF Suez e il costruttore romano non sono dei più idilliaci. Per la quota che il comune capitolino metterà in vendita potrebbe dunque giocarsi una lotta senza esclusione di colpi il cui vincitore potrebbe mettere il proprio sigillo sui rubinetti della capitale.
Energia, gas, ambiente e acqua sono le aree in cui è attiva AcegasAps, multiutility nata nel 2003 dalla fusione tra le ex municipalizzate di Padova (Aps) e Trieste (Acegas, nella quale un paio d’anni prima erano entrate anche l’Amga di Udine e l’Amg di Gorizia. Nel capitale della società presieduta da Massimo Paniccia trovano spazio oltre alla capogruppo Acegas-Aps Holding (62,84%) anche la Fondazione CR Trieste (5,1%) e ancora una volta Intesa Sanpaolo (3,68%).
La multiutility emiliana Enìa, nata dalla fusione avvenuta nel marzo 2005 tra Agac, Amps e Tesa (ossia le ex municipalizzate operanti nel settore dei servizi pubblici delle province di Parma, Piacenza e Reggio Emilia), fornisce infine gas, energia elettrica, acqua, rifiuti e teleriscaldamento ad un bacino di oltre un milione di abitanti. Nel suo capitale per ora non compaiono azionisti privati rilevanti, se si escludono i fondi Pictet (con una quota attorno al 2,1%), fondi da tempo interessati a investire nel settore delle utilities italiane tanto da risultare proprietari anche di una quota del 3,61% circa di Acea.
Luca Spoldi



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