Utility/ Gli analisti: il 'decreto Ronchi' peserà, ma solo nel breve

Sabato, 12 settembre 2009 - 09:30:00

Andrea Ronchi
Andrea Ronchi
Il decreto legge "Ronchi", che prende il nome dal ministro per le Politiche europee e prevede la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, ha ricevuto la luce verde dal Consiglio dei ministri soltanto mercoledì, eppure già giovedì mattina gli esperti di mercato si sono esercitati a calcolarne l'impatto sulle utility quotate a Piazza Affari. La norma licenziata rende obbligatorio che sia indetta una gara per la concessione a imprese private del servizio locale di acqua, gas, rifiuti, energia e trasporti. Viene invece introdotta una disciplina speciale per le utility che il primo ottobre 2003 risultavano quotate sul listino milanese, ossia tutte tranne Enìa.
 
Ebbene, per questi operatori si prevede il mantenimento delle concessioni in essere fino alla loro naturale scadenza, a patto però che - e qui arrivano le "dolenti note" - entro il 31 dicembre del 2012 la partecipazione pubblica non superi il muro del 30% del capitale. Il processo di diminuzione della quota statale, indica lo stesso decreto, dovrà avere luogo tramite "procedure a evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali". Naturalmente, se ciò non dovesse verificarsi, i contratti di concessione delle utility quotate termineranno a fine 2012 e i nuovi contraenti sarebbero individuati con un processo di gara.
 
Gli analisti di Banca Akros, in un report, precisano che il provvedimento legislativo dovrà ora ricevere il benestare del Parlamento e non escludono nuove modifiche, almeno in termini di tempistica e di limite della partecipazione pubblica, che quindi potrebbe essere ritoccato al rialzo. Gli esperti di Akros ricordano inoltre che la quota statale si attesta al 58% in Iride, al 51% in Acea, al 55% in A2a e al 47% in Hera. Tutte queste società quindi dovrebbe ridimensionare tale partecipazione sensibilmente, portandola sotto la soglia del 30% entro la fine del 2012.
 
Gli esperti di Equita, sempre in uno studio diffuso giovedì mattina, sottolineano che la maggior parte delle concessioni sino a oggi ottenute senza gara riguarda il settore idrico. Per questo motivo, il decreto Ronchi dovrebbe chiamare in causa in primis le società specializzate nel business dell'acqua. A opinione sia di Akros sia di Equita la società più esposta in questo senso è la romana Acea, per la quale, come evidenziano da Equita, l'area idrica incide sul margine operativo lordo (ebitda) per il 40%, contro i più contenuti 25% di Hera e 14% di Iride.
 
Tuttavia, per gli investitori con un'ottica di lungo termine tale decreto potrebbe portare vantaggi non trascurabili in termini di apprezzamento delle quotazioni di Borsa. "Riteniamo - affermano gli analisti di Equita - da una parte che si possa creare pressione sul mercato per la riduzione delle quote di maggioranza pubblica, ma dall'altra che vi sarà un appeal speculativo di lungo termine legato al fatto che le società diventeranno contendibili".

Mergherita Barbero

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