Usa/ A settembre tornano a crescere i licenziamenti

Venerdì, 2 ottobre 2009 - 17:42:00

Mercati/ Borse europee in rosso. I listini accentuano il calo dopo i dati Usa: Ftse Mib -1,74%

Ecofin/ Mentre si intravedono segnali di ripresa economica, la lotta alla disoccupazione è la
''sfida'' che l'Europa dovrà affrontare nei prossimi anni.
L'obiettivo è evitare che ''l' aumento registrato nei Paesi
in seguito alla recessione, diventi strutturale''. E' quanto
segnala il comunicato della Presidenza svedese emesso al termine dell'Ecofin informale che si ètenuto a Goteborg. I ministri hanno espresso ''preoccupazione'' per l'aumento ''drammatico'' della disoccupazione in Europa e per ''il rischio connesso che la disoccupazione resti stabilmente a livelli elevati''. Da qui la necessità sottolineata
dall'Ecofin di ''mantenere le politiche fiscali espansive''.

Complici i recuperi dei listini e qualche segnale meno negativo delle attese emerso negli ultimi mesi (anche grazie alla pioggia di incentivi messi in opera nei mesi passati dall'amministrazione Obama, l'ultimo dei quali quello a favore del settore auto, il cosidetto "cash for clunkers"), in molti avevano parlato fino a pochi giorni fa di una crisi che negli Stati Uniti si andava ormai attenuando, con la probabilità di vedere gradualmente migliorare anche il mercato del lavoro, tassello indispensabile per rendere duraturi i recuperi visti da marzo ad oggi.

Invece a sorpresa la perdita di posti di lavoro negli Stati Uniti è tornata a crescere a settembre, con i nonfarm payrolls (posti di lavoro non agricoli, ndr) in calo di altre 263 mila unità (ben oltre le attese degli analisti, che prevedevano in media 167 mila posti di lavoro persi), un dato che ha fatto balzare il tasso ufficiale di disoccupazione al 9,8% (dal 9,7% del mese precedente), vale a dire al massimo degli ultimi 26 anni.

C'è di peggio: se si tiene conto anche dei lavoratori scoraggiati che non ricercano più attivamente lavoro o di quelli che hanno solo un impiego part-time (entrambi esclusi dal calcolo del tasso di disoccupazione), la massa di persone senza un lavoro stabile sarebbe ormai pari al 17% (rispetto al 16,8% di agosto). La crisi che qualcuno ha dato troppo presto per finita continua dunque a mordere e dal dicembre 2007, quando è ufficialmente iniziata, ha già mandato a casa 7,2 milioni di lavoratori americani, portando il numero di disoccupati a salire di altri 214 mila unità solo nell'ultimo mese, ad un totale di 15,1 milioni di individui senza lavoro.

Di questi, tra l'altro, ben 5,4 milioni, pari al 35,6% dei disoccupati, sono senza lavoro da oltre 6 mesi, a ulteriore conferma della difficoltà di trovare un nuovo impiego una volta perso quello attuale. In parallelo il tasso di partecipazione al lavoro è crollato al 65,2% della popolazione attiva. Immediata la ripercussione su Wall Street, che apre in calo di oltre mezzo punto percentuale dopo il "tonfo" di ieri e dunque pare intenzionata a proseguire lo storno scattato puntualmente dopo la chiusura del terzo trimestre.

Ma a perdere quota sono anche Milano (in calo di quasi due punti dopo la diffusione dei dati) e i principali listini europei, già negativi al mattino, perché se la crisi americana avrà un periodo di recupero più lungo di quanto si era iniziato a sperare nel corso dell'estate, anche per il vecchio continente non sarà facile né immediato ripartire. Con buona pace di quanti speravano di poter dire che la crisi era alle spalle e che si trattava solo di avere fiducia.

Si tratta invece di trovare ancora il bandolo della matassa e, per le piccole e medie imprese in particolare per le quali non è possibile ricorrere al mercato del debito (come invece fanno da qualche tempo i gruppi di maggiori dimensioni con continui lanci di nuove emissioni obbligazionarie corporate), di trovare il modo di ottenere credito. In una fase in cui i consumi vanno riducendosi e di pari passo gli istituti di credito, al di là delle belle parole, sono poco o per nulla propensi a concedere nuovi prestiti.

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