Commercio/ Usa, l'auto riparte. Conto salato per Obama

Venerdì, 13 novembre 2009 - 16:30:00


Barack Obama

L'economia americana riparte, ma ad approfittarne sono i produttori petroliferi ed automobilistici esteri, col risultato che il deficit commerciale americano è cresciuto del 18% in settembre a 36,5 miliardi di dollari,  segnando l'incremento mensile più marcato dal 1999 e rivelandosi superiore alle attese di consensus che parlavano di un deficit di 31,8 miliardi rispetto ai 30,7 miliardi del dato iniziale di agosto (corretto oggi in 30,8 miliardi di deficit).

Ad appesantire la bilancia commerciale americana sono le importazioni, salite del 5,8% a 168,4 miliardi di dollari a causa

General Motors ribadisce
la sua intenzione di continuare a chiedere l'aiuto dello stato
tedesco per la ristrutturazione di Opel
. La conferma arriva
dopo che il cancelliere, Angela Merkel, in un'intervista alla
Frankfurter Allgemeine Zeitung, ha detto che Gm dovrà procurarsi da soli i soldi per la ristrutturazione, oltre a
rimborsare allo stato il prestito ponte da 1,5 miliardi di euro
gia' ricevuto dalle banche. Gm Europa però replica: "Una
ristrutturazione di Opel sostenibile nel lungo periodo richiede il coinvolgimento finanziario degli stakeholders, inclusi i lavoratori e il governo". "Noi continuiamo a discutere col governo - aggiunge - alla ricerca per il nostro piano dello
stesso impegno che avevano assicurato alla proposta di Magna".
di un incremento pari a 4,1 miliardi delle importazioni petrolifere (che subiscono sia l'incremento del prezzo del petrolio, sui massimi dall'ottobre 2008, sia un aumento dei volumi), ma anche dell'ulteriore ampliamento delle importazioni di auto e parti di ricambio (1,7 miliardi di dollari più del mese precedente, ad un totale di 16,4 miliardi).

I paesi con cui gli Usa vedono aumentare il deficit per quanto riguarda il settore automobilistico sono in particolare Messico e Canada (aumento legato alla ripresa della produzione di auto negli Usa) e la Corea del Sud. A livello di marche, invece, ad approfittare della crescita della domanda di autoveicoli, sostenuta dal programma di incentivi federali "cash for clunckers" terminato a fine agosto, appaiono essere state principalmente la Hyundai e la Toyota, che stanno facendo affluire negli Usa nuovi carichi di vetture quali la Corolla e la Camry per ricostituire le scorte assottigliatesi nei mesi scorsi.

Toyota in particolare appare molto fiduciosa sulla possibilità di accrescere ulteriormente la sua quota di mercato, ma non può permettersi distrazioni: è di oggi, infatti, la notizia che approfittando della crisi dei mercati americano e giapponese, principali sbocchi della produzione di Toyota, il gruppo tedesco Volskwagen è riuscito a strapparle lo scettro di primo produttore mondiale, avendo prodotto in tutto il mondo 4,4 milioni di auto nei primi nove mesi dell'anno contro i 4 milioni circa di Toyota (che solo lo scorso anno aveva rubato la prima posizione mondiale alla General Motors, con 8,972 milioni di veicoli prodotti e venduti contro gli 8,356 milioni del gruppo americano).

Se poi si allarga il confronto alle previsioni sui dati per l'intero 2009, la forbice rischia di ampliarsi ulteriormente a vantaggio del gruppo tedesco, che dovrebbe centrare l'obiettivo di produrre 6 milioni di veicoli mentre Toyota, salvo miracoli improbabili negli ultimi due mesi dell'anno, non dovrebbe andare oltre quota 5,5 milioni. Insomma, gli incentivi voluti da Obama hanno certamente aiutato i produttori di Detroit (Ford prima di tutti, ma anche General Motors, che a ottobre ha segnato un incremento delle vendite del 4%) ma ha fatto bene ancor più ai loro concorrenti.

Con i tedeschi che meglio di altri hanno saputo superare la fine degli incentivi medesimi, tanto che il mese scorso le immatricolazioni della casa tedesca sono salite del 7,2%, mentre quelle di Toyota hanno segnato una frenata del 3,5% (e quelle di Hyundai dell'1,2%). Visto come si è chiusa la vicenda Gm-Opel sembra quasi una rivincita indiretta di Angela Merkel sul presidente americano.

Luca Spoldi

 

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