Crisi/ Virgin Mobile paga la bolletta ai clienti in difficoltà: qualcosa sta cambiando nel modo di fare affari, non solo negli Usa
In altri casi, sia negli Usa alle prese con una crisi del mercato immobiliare che ha fatto impennare il numero di pignoramenti o nei casi di disastri naturali come per la tragedia che ha da poco devastato L'Aquila e molti altri comuni abruzzesi, sono le banche ad aver deciso di sospendere temporaneamente il pagamento di mutui e finanziamenti a lungo termine, quanto meno per le fasce di clientela direttamente colpite dai fenomeni in questione.
Insomma, dopo aver tentato di contenere quanto più possibile gli effetti della crisi sui propri conti, riducendo le dilazioni di pagamento, ravvivando le vendite con saldi e sconti, riducendo la produzione e le scorte, le aziende sembrano avere ora deciso che per superare quella che viene dipinta da più parti come la recessione più grave dai tempi della Grande Depressione (per lo meno per gli Stati Uniti e quei paesi che hanno con gli Usa i maggiori interscambi commerciali, come il Giappone) è meglio sacrificare qualche punto percentuale di margini che perdere clienti.
Un cambio di strategia che sembra riflettere la voglia di concentrarsi maggiormente su risultati e prospettive di medio periodo che non solo su quelli a breve termine, correggendo così almeno in parte una miopia da più parti indicata tra le cause scatenanti dell'attuale crisi economico-finanziaria. E se a questa conclusione banche e grandi imprese americane e mondiali sembrano essere giunte solo ora, va detto che le piccole e medie imprese italiane e i tanti artigiani e commercianti che operano nel nostro paese lo avevano già capito da qualche tempo.
Fateci caso, molti negozianti hanno già iniziato autonomamente a ridurre i prezzi anche fuori dalle vendite promozionali e dai saldi di fine stagione. Rinunciando in molti casi a guadagnare qualcosa in più sulla merce venduta pur di conservare i rapporti con la clientela. Perché un cliente che oggi compra qualcosa di poco costoso può domani tornare a spendere un po' di più, mentre quello che rinuncia a passare in negozio perché trova la merce troppo costosa è perso, forse per sempre.
In fondo è anche da questo atteggiamento molto concreto e poco sensibile alle analisi dei grandi centri di ricerca mondiale (che del resto influenzano sempre meno anche i mercati, visto che tali analisi giungono puntualmente in ritardo rispetto al fenomeno studiato) che potrà venire nei prossimi mesi qualche ulteriore segnale di ripresa, in attesa che il "big business" torni a marciare a pieni giri, una volta terminata l'attuale stagione di ristrutturazioni.
Luca Spoldi



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