“L'Università è pronta a fare la sua parte”
di Giuseppe Morello
Professor Ricotti, a cosa lavorano oggi le università italiane impegnate sul nucleare? Sostanzialmente a due progetti. Il primo è un reattore di quarta generazione, veloce e raffreddato a piombo liquido. Si tratta di una partnership europea con oltre 15 organizzazioni coinvolte, e che vede la leadership dell’italiana Ansaldo Nucleare con la partecipazioni del Belgio, di alcuni Paesi dell’Est, della Spagna, della Germania, insomma c’è mezza Europa coinvolta.
Prof. Marco Ricotti
Il secondo progetto?
È ancora più internazionale: un reattore Iris integrato di piccola taglia, idea lanciata a inizio 2000 dal Mit di Boston, dalla Westinghouse, dall’Università di Berkeley e dal Politecnico di Milano. Oggi coinvolge 20 organizzazioni di 10 Paesi, dagli Stati Uniti al Giappone. Ma si tenga conto che anche le altre università italiane si muovono a livello internazionale allo stesso modo.

Fonte: Elaborazioni Enel su dati IEA statistics, electricity information 2007 e World Nuclear Power Reactors 2006-07 and Uranium Requirements, World Nuclear Association, 17 October 2007
Che reputazione abbiamo all’estero sul nucleare?
Si sa che non abbiamo ancora massa critica e dal punto di vista delle dimensioni soffriamo la carenza di giovani, di ricercatori e di docenti. Per la qualità direi invece che quando partecipiamo a programmi di ricerca non sfiguriamo, anzi.
Cosa manca alla ricerca nucleare in Italia?
Il primo passo, già compiuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, è sdoganare il tema nucleare affinché sia possibile e riconosciuto fare ricerca, mentre finora ci siamo sentiti un po’ come i carbonari negli scantinati. Si riconosca dunque la dignità di far ricerca in questo campo. Poi che ci siano le risorse su questi temi. Noi vogliamo partecipare a programmi internazionali, ma per farlo dobbiamo poter mettere qualcosa sul tavolo. Non ci vuole molto per cominciare. Basterebbero le risorse per far crescere i giovani, con borse di dottorato per esempio.
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Cosa può dare l’università alla ripartenza del nucleare nel nostro paese?
Continuare a formare bravi ingegneri nucleari e anche ad aumentare il numero delle persone formate, con le competenze più svariate nel campo del nucleare. Inoltre possiamo mettere a disposizione i risultati dell’attività di Ricerca e Sviluppo di livello internazionale per la realizzazione di reattori in Italia, potendo a nostra volta avere alle spalle un’industria nucleare, un mercato e soprattutto un paese che ha deciso di riaprire il dossier.



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