Unicredit/ Profumo studia i mini-bond
I Tremonti bond? Per Unicredit ormai la questione è solo politica. Le esigenze di bilancio, si sa, sono di gran lunga meno stringenti rispetto a qualche mese fa, quando l'istituto aveva prenotato quattro miliardi, ma sul piatto ci sono anche rapporti che è meglio non esasperare.
Come spiega ad Affaritaliani.it una fonte molto vicina alla banca, ad Alessandro Profumo non va di entrare in conflitto né con Tremonti né con il governo austriaco. E, anche se si parla di strumenti molto costosi e non più così necessari, potrebbe decidere di avvalersene comunque, magari in 'forma ridotta'.
Perché Piazza Cordusio si trova di fronte a un dilemma non facile: l'Austria infatti concederà i suoi aiuti solo se la banca ne avrà ottenuti anche in Italia e ciò significa che non si potrà fare riscorso solamente ai bond viennesi. Ma, allo stesso tempo, non conviene a Unicredit neppure affidarsi solo a Tremonti, pena il deterioramento dei rapporti con Vienna che ha complicato ulteriormente la videnda ipotizzando un coinvolgimento azionario per nulla gradito a Milano.
Una delle ipotesi allo studio, continua la fonte, è quella di diminuire l'importo e mantenere il dialogo sui due fronti. Certo, si tratta di strumenti molto costosi che non fanno felici gli azionisti, ma il ritorno in termini di rapporti politici (soprattutto in Italia, dove confronto non è mai stato tenerissimo) potrebbe essere consistente.
Va detto comunque che anche se Unicredit continua a smetire il progetto di una emissione obbligazionaria che sarebbe certamente più efficace e meno costosa, l'ipotesi non è certo archiviata. Toccherà al cda del 29 settembre trovare la quadra. Non sarà semplice, certo, far tornare i conti e non si può certo escludere neppure un colpo di scena. Va bene le buone relazioni, ma se diventa troppo costoso...



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