Unicredit/ Rampl smentisce l'uscita. E Il Wsj boccia il vertice
"Per quanto ne so io, sono stato eletto dall'assemblea fino ad aprile 2012. E' corretto?". Cosi' il presidente di Unicredit Dieter Rampl ha commentato le indiscrezioni di stampa secondo cui starebbe per dimettersi.
L'insuccesso di Rampl nell'ultima partita sul management ha alimentato le voci negli ambienti finanziari tedeschi dove c'e' chi non esclude che il presidente del gruppo di Piazza Cordusio stia riflettendo sul suo futuro. Rampl avrebbe voluto infatti l'introduzione di una seconda direzione generale dedicata al corporate investment banking e affidata a Sergio Ermotti. Il cda invece ha scelto la strada della direzione generale unica affidata a Roberto Nicastro.
Anche il neo amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, smentisce "assolutamente" le dimissioni del presidente Dieter Rampl. Ghizzoni ha commentato anche il momento attuale a proposito della crisi. "Sono positivo per il 2011 piu' che per il 2010 - ha detto - ci stiamo riprendendo. Guardiamo avanti positivamente, la crisi sta passando. Non siamo interessati alla politica - ha concluso - a noi interessa poter lavorare con ottimismo".
Proprio stamattina il Ceo di Piazza Cordusio ha annunciato in un'intervista al Wall Street Journal che prevede di ampliare le proprie attività retail e di investment banking nell'Europa centrale e orientale. Ghizzoni ha anche sottolineato che l'Europa centrale e orientale "è una delle priorità del gruppo. Vogliamo aumentare l'allocazione di capitale in queste aree". Una smentita insomma alle indiscrezioni secondo le quali la banca voglia allontanarsi dalle attività di investment banking. "Vogliamo fare di piu in questo settore" in Europa centrale, orientale, in Russia e in Turchia, ha aggiunto il manager, non fornendo comunque alcuna cifra su quanto Unicredit intenda investire nell'investment banking. Ghizzoni ha precisato inoltre che la banca non intende raccogliere ulteriore capitale, constatando come il Tier 1 è all'8,41%, quindi più elevato rispetto alle altre banche italiane.
Proprio il Wall Street Journal stamane boccia il nuovo vertice di Unicredit. L'istituto ha fatto "un gigantesco passo indietro" sostiene un editoriale in cui si commenta "l'espulsione", una sorta di "colpo di Stato", di Alessandro Profumo dalla guida del gruppo.
"L'Italia - è scritto nell'articolo riportato nella pagina dei commenti - ha combattuto una battaglia durissima per convincere i mercati che il suo è un sistema bancario aperto, moderno, non ostile agli stranieri e libero da interferenze politiche. Le ultime schermaglie ai vertici di Unicredit, sei settimane dopo la cacciata di Alessandro Profumo, suggeriscono che poco o nulla è cambiato". "Grazie alle interferenze della politica - scrive ancora il quotidiano - una delle più grandi banche europee è stata seriamente danneggiata e il suo management indebolito in un momento in cui il gruppo deve affrontare grandi sfide strategiche".



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