È tregua armata al vertice di Unicredit sulla "banca unica". Il dissidio esploso alla vigilia è stato disinnescato, almeno per il momento. Approvati i conti, che saranno svelati domani di primo mattino e poi presentati dall'a.d. Alessandro Profumo a Londra agli analisti, la partita sul progetto di riorganizzazione 'Insieme per il clientè sarà da giocare in poco meno di un mese.
"Il comitato permanente strategico, nel considerare favorevolmente il progetto One4C, di concerto con il management, raccomanderà al consiglio di amministrazione di convocare una seduta straordinaria il prossimo 13 aprile dedicata interamente all'approfondimento e alla decisione finale sul progetto". La mediazione avviata dal presidente, Dieter Rampl, e dal suo vice, Fabrizio Palenzona, ha dato i suoi frutti: Profumo non si è dimesso e il Bancone è stato rinviato di circa un mese per ulteriori approfondimenti per recepire i rilievi avanzati da alcuni azionisti.
Il comunicato emesso da UniCredit al termine del comitato strategico di Piazza Cordusio segna, dunque, una tregua fra l'amministratore delegato e alcuni soci. Cariverona e alcuni azionisti privati, in primis. Una tregua, visti i toni di ieri, che qualcuno ha definito appunto armata, perché per il momento è stato solo evitato il peggio. E cioè lo scontro che avrebbe portato allo show down con le dimissioni di Profumo, in un momento in cui non sarebbe convenuto a nessuno (il titolo stenta a decollare e la ripresa, da cavalcare implementando il retail, è alle porte). A cominciare dalle fondazioni.
Il banchiere genovese alla guida di UniCredit dal '98 ha infatti accettato di rimandare l'approvazione del piano "banca unica" al 13 aprile facendo rientrare, almeno per il momento, le tensioni scoppiate ieri. Al consiglio di amministrazione di oggi dunque, inizialmente convocato anche per il varo del progetto "banca-unica", c'è stato soltanto l'esame dei conti 2009. “Abbiamo semplicemente bisogno di più tempo per analizzare il progetto e sono convinto che questa sia la soluzione migliore per la banca”, ha commentato Rampl nella sua veste di presidente dell'istituto che deve rappresentare l'interesse di tutti gli azionisti.
Al termine del board, l'ex McKinsey è volato a Londra. C'è grande attesa, soprattutto da parte delle fondazioni, per il livello del dividendo che, secondo le indiscrezioni, dovrebbe essere di circa tre centesimi per azione.
Gli analisti finanziari si attendono un monte dividendi che oscillerà tra 386 e 580 milioni di euro. Il consensus elaborato da Piazza Cordusio, condotto su un panel di 28 esperti, parla di una cedola di 2,8 centesimi ad azione, pari a una torta da 540 milioni di euro. Il 40% circa dell'utile 2009, nelle aspettative degli analisti dovrebbe attestarsi a quota 1,33 miliardi, dopo un quarto trimestre in sostanziale pareggio a causa di 2,2 mld di perdite su crediti che annulleranno i progressi della gestione operativa. E proprio il peso delle perdite su crediti segnerà il bilancio 2009 rispetto all'anno precedente. A fronte di ricavi in ripresa a 27,5 mld e costi ridotti di oltre un miliardo sui conti di UniCredit, affermano gli analisti, peseranno 8,5 mld di perdite su crediti (più del doppio dei 3,7 mld del 2008). Con conseguente riduzione dell'utile 2009 a 1,33 mld dai 4 del 2008.
In Borsa il titolo, nonostante i due giorni molto convulsi per la prima banca italiana, non ha accusato scossoni. Dopo un'apertura leggermente sotto la parità e un andamento piatto nel corso della mattinata, inferiore comunque alla performance generale del listino milanese, il prezzo delle azioni ha iniziato a crescere subito dopo la notizia dell'accordo raggiunto ai vertici, chiudendo in rialzo di oltre il 2%.