Risiko bancario/ UniCredit, gli arabi di Aabar crescono al 6,5%

All'inizio a qualcuno è sembrato di vedere mani vicine ai fondi sovrani cinesi, poi BlackRock ha precisato di non aver tagliato all'1,71% la propria partecipazione (come inizialmente detto nei giorni in cui il titolo crollava) e di essere rimasta al 3,09%, quindi è stata la volta delle voci di acquisti da parte del fondo sovrano kazako, Samruk-Kazyna, ora è Khadem Al Qubaisi, presidente di Aabar, il fondo sovrano di Abu Dhabi, a precisare che con l'aumento di capitale di UniCredit il fondo alzerà dal 4,99% al 6,5% la propria partecipazione nel capitale di Piazza Cordusio. Annuncia che ha messo le ali al titolo in Borsa.
Che attorno all'aumento di capitale di UniCredit si stia giocando una battaglia decisiva, senza esclusione di colpi, è ormai chiaro a tutti, che l'interpretazione corretta degli eventi sia quella di una "scalata" da parte di investitori esteri e di un "rischio" che le fondazioni bancarie, da sempre legate a doppio filo al mondo della politica locale italiana, di perdere peso e quindi influenza è probabile.
Che da questo ne derivi la necessità di una "chiamata alle armi" che faccia leva sul patriottismo degli investitori retail italiani sembra invece una forzatura da campagna mediatico-pubblicitaria, buona per alzare il numero di ordini ed evitare che il peso dell'operazione resti sulle spalle del consorzio di una trentina di banche guidato da Bank of America Merrill Lynch e Mediobanca.


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