Casi e casini di borsa/UniCredit, sì all’aumento ma CariVerona chiede riflessione su cause difficoltà attuali

Giovedì, 15 dicembre 2011 - 12:34:12


Gli azionisti di UniCredit riuniti in assemblea hanno dato il loro via libera all’aumento da 7,5 miliardi di euro (e al concomitante aumento di capitale sociale a titolo gratuito per altri 2,5 miliardi circa) destinato, come ha ribadito nel corso dell’assise l’amministratore delegato Federico Ghizzoni, a rafforzare i coefficienti patrimoniali in linea con le indicazioni emerse al termine dello stress test Eba.

L’assemblea ha poi approvato anche l’eliminazione del valore nominale unitario delle azioni ordinarie e di risparmio, il raggruppamento delle azioni ordinarie e di risparmio nel rapporto di 1 nuova azione avente godimento regolare ogni 10 azioni esistenti nella medesima categoria e la facoltà per il Cda di distribuire l’utile di esercizio anche mediante azioni della società. Se il via libera all’operazione, il cui buon esito è garantito da un consorzio guidato da Bank of America- Merrill Lynch e Mediobanca assieme ad un pool di 12 banche, non era da tempo più in discussione, alcuni investitori non hanno mancato di criticare le recenti decisioni di gestione, chiedendo rigorose analisi sulle mosse strategiche di Piazza Cordusio.

In particolare il rappresentante di Fondazione Cariverona (socia al 4,2% della banca milanese) nell’esprimere per “senso di responsabilità” il voto favorevole all’aumento di capitale ha chiesto una “severa riflessione che faccia esame sulle cause interne ed esterne che hanno determinato l’attuale situazione di necessità”, sollecitando anche gli altri azionisti a guardare alle possibili opzioni sia interne sia esterne per migliorare. Ghizzoni ha abbozzato, precisando che al momento non ve ne sono, ma in futuro non si può escludere si giunga a delle sanzioni per la vicenda “Brontos” in merito alla quale Ghizzoni non ha voluto commentare possibili trattative della banca con l’Agenzia delle Entrate.

Via libera all’aumento anche dai soci libici (condizionato all’ok che sarebbe giunto dal governo italiano allo sblocco dei fondi investiti dal paese nordafricano in Italia), con in particolare la banca centrale libica, socia al 4,98%, che sarebbe pronta a sottoscrivere sino a 375milioni di euro di nuovi titoli, mentre Fondazione Banco di Sicilia ha preferito astenersi, mentre Allianz avrebbe secondo Ghizzoni “intenzione di partecipare all’aumento di capitale, come la maggior parte degli azionisti di riferimento”. UniCredit si attende comunque qualche modifica nell’azionariato al termine dell’operazione (per la quale il Cda fisserà i dettagli relativi al prezzo e al numero dei nuovi titoli a inizio 2012), col manager che ricorda come i vertici della banca siano “sempre stati aperti e disponibili all’ingresso di soci in modo amichevole”.

I fondi sovrani di cui molto si è detto in queste settimane, insomma, potrebbero realmente fare la loro comparsa tra i soci “nobili” di Piazza Cordusio. Quanto ad aspetti più “tecnici” ma non secondari, Ghizzoni ha spiegato che UniCredit ha valutato “non conveniente ad oggi” la norma relativa all’affrancamento dell’avviamento e non se ne prevede pertanto l’utilizzo, a differenza di quanto deciso da altri istituti. La banca non intende neppure procedere alla cancellare dei 24,2 milioni di azioni di risparmio, mentre prevede di abbattere di dieci punti il rapporto costi/ricavi portandolo dall’attuale 61% al 51% entro il 2015. In parallelo si terrà sotto controllo la qualità degli asset in portafoglio, dato che il gruppo non intende trasformarsi in “una banca salva gruppi in crisi”, anche se visto lo scenario prospettico non è da escludere secondo Ghizzoni “che in futuro nel portafoglio crediti ci siano situazioni di criticità” per quanto per ora “nel portafoglio vivo non si ravvisano casi particolari di salvataggio”.

Luca Spoldi



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