Piano Bush-Paulson/ Un Congresso all’italiana

Martedì, 30 settembre 2008 - 12:39:00




Il Congresso americano con il voto di una piccola fazione non approva il piano Bush-Paulson. Quei politici forse meritano il disprezzo di tutti per una clamorosa mancanza di senso dello Stato e, più che mai, della realtà.

Quel pugno di politici americani forse hanno agito per puro egoismo, eppure quel piano era stato elaborato introducendo nuovi contenuti, tanto da limare sensibilmente i desiderata originari di Bush e Paulson. Il fatto drammatico è che su quel voto pesa un’ombra di ostilità su quel piano per motivi meramente politici, cioè strumentali. Insomma un ribaltone all’italiana per mero calcolo politico.

Le borse valori mondiali, poi, hanno rappresentato pragmaticamente  la dissennatezza di quel manipolo di congressisti. Ma, in fondo, quel che fanno le borse, avrà pensato qualcuno, non interessa più di tanto come se  i possessori di titoli azionari non  fossero cittadini americani qualunque, la middle class, il ceto medio ma, bensì, solo ricchi.

L’ignoranza e la ideologizzazione di un fatto ormai meramente pratico da parte di quei congressisti è pari se non superiore a quella irrazionalità che ormai si è diffusa a tutte le latitudini. Si vende tutto, si butta nel cestino a guisa di carta straccia di tutto marcando ancora una volta la differenza tra gli operatori professionali e i risparmiatori puri e semplici. Infatti se vendere per il professionista rappresenta una scelta tecnica avendo a disposizione strumenti di copertura, per il risparmiatore vendere significa incassare una perdita secca e forse definitiva.

Eppure il ragionamento da fare è semplice: può un sistema economico organizzato, anche se squilibrato, implodere nella sua totalità? Se la riflessione fosse serena potremo rispondere no ma è indubbio che poi si deve fare i conti con quello che sconcerta e spaventa di più, ovvero la fragilità e l’irresponsabilità dei sistemi politici, sia americano che europeo.

Considerando che l’america è l’epicentro della crisi verrebbe da chiedere a quei congressiti americani che hanno per ora affossato il piano Bush: “La vostra nuova verginità politica è segno della redenzione o un modo per nascondere una vecchia prostituzione?”. A quei congressiti non sarà certamente sfuggito l’agire indefesso nel distruggere il sistema posto in atto da Alan Greenspan. E, forse, a quei senatori sarà sfuggito che da qualche decennio il sistema finanziario privo di controlli stava costruendo il suo castello di carte allegramente.

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