Ubs/ Il tribunale di Miami fa slittare l’apertura del processo, Ubs e il fisco Usa trattano per accordarsi prima

Lunedì, 13 luglio 2009 - 16:31:00

ubs

Di per sé è una “non notizia”, carica però di attese e significati tra le righe: come previsto a Miami il giudice Alan Gold ha rinviato la data di inizio della causa intentata dal governo americano contro Ubs al 3 agosto, accogliendo la richiesta presentata ieri dalle parti. E’ il segnale che il mercato attendeva da tempo, ovvero che siamo ai round conclusivi per giungere a un compromesso accettabile da entrambi i contendenti nella vicenda che da mesi vede l’istituto svizzero accusato di aver favorito pratiche di evasione fiscale ai suoi 52 mila clienti statunitensi.

La banca, di cui Sergio Marchionne è vicepresidente non esecutivo, aveva già accettato lo scorso febbraio di rivelare 250 nominativi e pagare 780 milioni di dollari di multa, ma all’Irs (il fisco americano) la mossa non era bastata, tanto che il giorno dopo il governo aveva depositato la propria istanza contro il principale istituto bancario svizzero nonostante i vertici di Ubs avessero subito fatto presente, spalleggiati dal governo di Berna, che infrangere lo storico segreto bancario elvetico, finito da tempo nel mirino di Barack Obama, avrebbe costituito una grave violazione giuridica.

In attesa dunque che siano i due governi a mettersi d’accordo, il compromesso su cui scommette la stampa americana consisterebbe nel separare il destino dei circa 7 mila conti legati a compagnie e trust offshore, di cui verrebbero consegnati al fisco le generalità dei titolari, da quello delle altre posizioni, in particolare circa altri 17 mila conti che risulterebbero legati a posizioni individuali e dunque potrebbero essere considerati meno sospetti dal fisco Usa.

Se non si trovasse l’accordo (ma l’eventualità pare ormai remota) Ubs rischia di vedersi congelati da Gold (che ha fama di essere un “duro” che non bada troppo agli interessi d’affari delle parti coinvolte nei suoi processi) i propri beni negli Stati Uniti, con un danno di dimensioni difficilmente calcolabili. Una multa farebbe invece meno danni, se è vero che già negli ultimi giorni si era diffuso il toto-multa tra gli analisti di mezzo mondo, per i quali Ubs potrebbe sopportare fino a 5,5 miliardi di dollari di aumento senza dover ricorrere a nuove iniezioni di capitale.

Nell’attesa sarà anche interessante capire se Sergio Marchionne preferirà prendere le distanze dall’istituto, visto i legami sempre più stretti che il gruppo Fiat ha con l’amministrazione Obama dopo l’ingresso nel capitale di Chrysler, o se proprio Marchionne, che nelle scorse settimane era volato fino a Singapore per una “grossissima operazione” che il gruppo svizzero ha per le mani su tale mercato, lavorerà per favorire un clima maggiormente disteso che faciliti un accordo definitivo.

Luca Spoldi

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