Turismo ko/ Stagione nera: in calo stranieri e pernottamenti

Mercoledì, 1 ottobre 2008 - 15:53:00



L'industria turistica italiana perde fatturato, presenze e quote di mercato. Secondo i dati elaborati dall'Osservatorio nazionale del Turismo (su indagini Banca d'Italia, Unioncamere e Istat) tra giugno e luglio i viaggiatori stranieri sono diminuiti dell'1,6%, i pernottamenti del 5,7% e la spesa è calata del 2,7%. In particolare gli arrivi dagli Stati Uniti sono crollati nell'anno del 25,3%.

"L'effetto monnezza - si legge nel rapporto - ha contribuito a stroncare il turismo del Sud Italia. Tra tutti i segni meno della stagione quello delle regioni del Sud e delle Isole e' stato clamoroso: -18,4% nella voce 'pernottamenti' e -16,5% gi arrivi".

"Che gli americani abbiano in parte disertato l'Italia era forse prevedibile per vari motivi, primo fra tutti il basso valore del dollaro rispetto all'euro, senza dimenticare la grave crisi economica e finanziaria in cui gli Usa sono entrati dall'agosto dello scorso anno - ha osservato il sottosegretario alla Presidenza del consiglio con delega al turismo, Michela Vittoria Brambilla, nel corso di una conferenza stampa - Come era anche piuttosto prevedibile che lo scandalo dei rifiuti di Napoli provocasse un -18% di turisti al Sud. Ma invece il fatto che anche i turisti tedeschi, austriaci e svizzeri fino all'altro ieri nostri clienti fissi, stiano cominciando a frequentare di meno le nostre citta' d'arte e le nostre spiagge mi pare un segnale da non prendere troppo sottogamba".

La Germania si conferma come il principale mercato per l'Italia, sebbene anche quest'anno si evidenzi un calo. In generale vanno bene i mercati dell'area euro, soprattutto Spagna, Olanda, Belgio. Forti cali invece delle principali provenieneze extra Ue, tra cui dalla Gran Bretagna (-16,3 viaggiatori alle frontiere, -21,6% di pernottamenti e -19,8% della spesa tra giugno e luglio).

Per tutti i mercati si conferma la tendenza a diminuire la permanenza media dei soggiorni: alberghi e villaggi rimangono le strutture piu' utilizzate dagli stranieri ma segnano un calo del 7,7% dei pernottamenti. Da notare infine l'aumento dei viaggiatori per motivi di lavoro (+19,4% sempre tra giugno e luglio) che pero' non compensa la flessione delle altre voci.

La stagione turistica insomma è andata male. In termini assoluti e ancor piu' in termini relativi.  Il sottosegretario Brambilla non nasconde il disappunto e riconosce che "i risultati conseguiti quest'anno dal nostro settore turistico sono purtroppo quasi tutti di segno negativo". Un numero minore di italiani e' andato in vacanza, i turisti stranieri sono diminuiti, il fatturato compelssivo del settore si e' contratto: "Se non si e' verificato, per nostra fortuna, quella specie di tracollo della domanda che alcuni avevano avventatamente preconizzato, dall'altro, e' anche chiaro che siamo difronte ad un bilancio che non puo' che preoccupare anche perche' evidenzia con maggior forza quegli elementi di criticita' che da tempo sono, del resto, presenti nel nostro sistema di offerta turistica".

Brambilla ha osservato che mentre la domanda turistica internazionale e i volumi di fatturato continuano a crescere a ritmi del 6-7% l'anno (i turisti in giro per il mondo saliranno dal 2010 al 2020 da 1 a 1,5 mld), "le quote di mercato che noi riusciamo ad intercettare stanno rapidamente diminuendo". Eppure, sul problema non si sta riflettendo abbastanza: "E come se ci fossimo seduti sulla sponda del fiume in attesa di chissa' che" - ha notato - "Mentre gli altri corrono noi stiamo seduti". Il nodo della questione sta - secondo il sottosegretario - nella mancanza di una politica nazionale: le stesse Regioni convengono oggi sul fatto che il settore non puo' tornare a essere competitivo "se continua a far leva su 20, anzi 21 politiche regionali".

I punti su cui intervenire sono l'assenza di programmazione, i paletti fiscali e le barriere burocratiche che ostacolano l'afflusso di capitali, lo scarso livello di professionalita' degli addetti, la bassa competitivita' dell'offerta. "O finalmente ci svegliamo e tutti insieme ripartiamo con idee e programmi nuovi - ha ammonito Brambilla - o rischiamo, entro pochi anni, di avere il destino segnato".

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