Portafoglio/Trimestrali: UniCredit batte Intesa Sanpaolo, ma è il Montepaschi il titolo su cui puntare
| Banca Intesa/ Primi mal di pancia sulla ricapitalizzazione Conti Intesa/ Passera macina meno profitti nel primo trimestre del 2011 UniCredit/ Ghizzoni batte cassa a luglio. Piazza Affari premia la trimestrale BANCO POPOLARE: UTILE NETTO DI 60 MLN, CORE TIER 1 SALE AL 6,5% - Il Banco Popolare ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 60 milioni di euro al netto di una perdita di 20,8 milioni derivante da Italease. L'utile normalizzato, ovvero depurato dagli oneri, si attesta a 86,9 milioni di euro. Per quanto riguarda i coefficienti patrimoniali, la banca migliora il Core tier 1 che passa dal 5,7% al 6,5%. Il Tier 1 Capital Ratio sale invece dal 7,2% al 7,9%. In calo il margine d'interesse, che si attesta a 446 milioni, in ribasso del 6,6%, mentre le commissioni risultano pari a 334 milioni, in aumento del 5,3%. |
UniCredit ha superato il test con una trimestrale chiusa con un utile netto salito a 810 milioni di euro, il 152,5% in più di soli tre mesi fa ed in crescita del 55,7% su base annua, decisamente superiore ai 614 milioni attesi in media dagli analisti. Un risultato che ridà fiducia al titolo in borsa e che porta l’amministratore delegato Federico Ghizzoni a dichiararsi convinto di poter centrare anche le attese in termini di utili per l’intero 2011 (attualmente nell’ordine dei 2.840 milioni di euro) anche perché secondo Ghizzoni il risultato del primo trimestre “non sarà “one off”, il gruppo ha cominciato la fase di ripresa” e i risultati appaiono dunque sostenibili anche nei trimestri futuri.
Tutta un’altra musica per Intesa Sanpaolo che finisce dietro la lavagna dopo aver annunciato una trimestrale chiusa con un utile netto non solo inferiore alla diretta concorrente (661 milioni di euro) ma anche in calo del 3,9% rispetto ai 688 milioni del primo trimestre 2010 (sebbene in recupero del 30,9% rispetto ai 505 degli ultimi tre mesi del 2010). L’utile netto normalizzato, sottolinea una nota della banca, sale peraltro a 762 milioni (+7,3% sull’anno, +57,1% sul trimestre precedente) mentre al 31 marzo il Core Tier 1 ratio era pari all’8,2% e il Tier 1 ratio al 9,7%.
Numeri che, come nel caso della stessa UniCredit, dovrebbero rassicurare il mercato circa la possibilità di mantenersi sopra i nuovi requisiti patrimoniali voluti da Basilea III senza dover ricorrere ad ulteriori aumenti di capitale (anche se Intesa Sanpaolo ha già annunciato di voler aumentare il capitale entro l’anno di 5 miliardi mentre UniCredit ha finora negato ogni ipotesi al riguardo, nonostante il mercato continui a parlare di una possibile operazione tra i 4 e gli 8 miliardi, che potrebbe essere lanciata nella prima metà del 2012).
Positivi anche i numeri del Montepaschi, grazie a un utile netto trimestrale di 140 milioni (circa il doppio del risultato dello stesso periodo del 2010) a fronte di un risultato operativo di 348 milioni (+45%) e di ricavi pario a 1,48 miliardi (+6,4%) che testimoniano come il lavoro di ristrutturazione e riorganizzazione del gruppo stia iniziando a produrre effetti positivi (con rettifiche su crediti in calo del 10% che sembrano confermare il miglioramento della qualità degli attivi e promettere un ulteriore recupero in termini di redditività, storico “punto debole” dell’istituto senese).
Dato che Ubi Banca aveva già preannunciato una trimestrale contraddistinta da un “utile netto di periodo in significativo incremento rispetto al risultato dell'analogo periodo del 2010” (che era stato pari a 38,1 milioni di euro) per quanto probabilmente ancora distante dai livelli toccati prima della crisi finanziaria 2008-2009, si può provare a trarre una conclusione operativa.
Chi vuole provare a giocarsi la carta della ripresa del settore del credito farà bene a ricordarsi che la crisi del debito dei “periferici” rischia ancora di produrre danni tanto ai paesi più poveri come Grecia, Irlanda e Portogallo, quanto ai più ricchi come Germania o Francia (e ovviamente a chi sta in mezzo al guado e deve cercare di evitare ogni rischio-contagio come Spagna o Italia), perché i titoli di stato di tali paesi erano stati acquistati in gran parte dai maggiori istituti creditizi europei. Gli aumenti di capitale servono dunque a cautelarsi da ipotesi di ulteriori recrudescenze della crisi del debito in Europa prima ancora che dai timori di un rialzo dei tassi (che anzi solitamente migliora il margine d’interesse delle banche e ne gonfia gli utili).
Per evitare di correre troppi rischi sarebbe dunque opportuno da un lato tenere d’occhio l’andamento delle quotazioni, evitando di “correre dietro” a titoli che si muovessero troppo rapidamente, dall’altro puntare di preferenza su quegli istituti che hanno già avviato un processo di pulizia dei bilanci e di riorganizzazione delle proprie attività. In questo senso forse Mps potrebbe battere i due colossi UniCredit e Intesa Sanpaolo, mentre qualche punto interrogativo resta proprio su Ubi Banca e Banco Popolare, che potrebbero dover ulteriormente sistemare alcune partite all’interno dei propri conti e che sembrano godere di un appeal presso gli investitori inferiore rispetto a quello di altri “pesi medi” come il Credem.
Luca Spoldi



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