Trimestrali/ Soffre il settore finanziario, ma non è l'Armageddon temuto. Dall'industria primi segnali positivi

Mercoledì, 13 maggio 2009 - 16:34:00

Se il settore finanziario resta convalescente, i gruppi industriali hanno fatto giungere segnali più confortanti. Fiat, impegnata in queste settimane in una serie di rilanci che potrebbero cambiare volto al settore automobilistico mondiale (e che testimoniano la ritrovata credibilità del gruppo italiano dopo anni di progressiva perdita di importanza), ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con una perdita netta di 411 milioni di euro.

Ma nonostante l’indebitamento industriale sia risalito a 6,6 miliardi (dai 5,9 di fine anno) l’assorbimento di cassa si è più che dimezzato: 0,6 miliardi contro gli 1,5 miliardi di un anno prima. Come hanno fatto al Lingotto? Grazie a “rigorose misure di contenimento dei costi”,  in parole povere all’allungamento dei tempi di pagamento dei fornitori e all’utilizzo della cassa integrazione per tagliare la produzione in parallelo all’indebolimento della domanda.

Enel l’utile anche a livello operativo l’ha invece visto crescere, mentre il debito resta sotto controllo a 50,83 miliardi (dai 49,97 al 31 dicembre scorso) ed Eni, pur penalizzata dal netto calo delle quotazioni di petrolio e gas naturale nel periodo di riferimento, ha limitato i danni vedendo l’utile ridursi del 42,7% con il cane a sei zampe che ha ridotto il leverage da 0,38 di fine 2008 a 0,32 e grazie a un cash flow di 5,44 miliardi (+14,4%) ha potuto ridurre l’indebitamento finanziario netto di 1,85 miliardi rispetto a tre mesi prima, a 16,53 miliardi di euro.

Utili in calo (Fideuram -12%, Mediolanum -46%) anche per dei “termometri” particolarmente sensibili in tema di fiducia come sono i big del risparmio gestito italiano. Che però registrano un ritorno al segno positivo della raccolta netta e masse sotto gestione che dopo il calo dell’anno passato appaiono ormai stabili ai livelli di fine 2008. Insomma, la crisi morde ma le aziende non stanno a guardare. E il mercato questo pare averlo capito prima e meglio di buona parte della stampa italiana.

Luca Spoldi

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