Trimestrali/ Soffre il settore finanziario, ma non è l'Armageddon temuto. Dall'industria primi segnali positivi

Mercoledì, 13 maggio 2009 - 16:34:00

Conti d'oro/ Scampato pericolo per Unicredit. Riparte la banca di Profumo

No, decisamente non è stata una passeggiata ma l’Armageddon da molti preventivato per l’earning season primaverile del listino di Milano, non pare essere giunto neppure stavolta, quando ormai molti dei protagonisti di Piazza Affari hanno già reso noti i lori conti. Merito della prontezza con cui le aziende italiane hanno saputo reagire alla crisi dopo l’accelerazione registrata dalla stessa nell’ultimo trimestre dell’anno passato a seguito del fallimento di Lehman Brothers.

Un evento che ha di fatto creato uno spartiacque anche nella politica di bilancio dei gruppi finanziari italiani, che vedono sì calare gli utili (Mediobanca -95%, Generali -88%, UniCredit “solo” - 55,6%, Ubi Banca -88,9%) ma non tanto a causa di un peggioramento dei risultati operativi quando di un nuovo “giro” di svalutazioni e accantonamenti a fondi rischi, o del venir meno di poste straordinarie che avevano consentito di “irrobustire” i conti di un anno fa.

Insomma, perso per perso questo primo trimestre pare essere stato utilizzato per pulire ulteriormente i conti, mentre un anno fa di questi tempi si cercava di ridurre l’impatto di quello che in molti ritenevano poter essere ancora una semplice “tempesta passeggera” destinata dunque ad esaurirsi rapidamente.

Così Mediobanca ha puntato sulle attività di corporate e investment banking ( “core business” di Piazzetta Cuccia), in crescita del 13,9% e determinante per l’incremento (+4,7%) del margine di interesse e a livello retail preme l’acceleratore sui mutui (+3%, ovvero +20% in volume) con CheBanca!, arrivata negli ultimi nove mesi di attività a 4,3 miliardi di raccolta (di cui 3 di mutui), mentre taglia i finanziamenti a clientela e riduce l’organico (-13% nel solo credito al consumo).

UniCredit prosegue invece nella sua cura dimagrante accelerando sul taglio dei costi operativi (- 6,4% rispetto al quarto trimestre 2008, -2,8% su base annua a cambi e perimetro costanti) attraverso in particolare la riduzione del costo del personale, ottenuta sia riducendo l’organico (sceso a 170.732 unità, il 2,2% in meno delle 174.519 unità di fine 2008) sia riducendo bonus e compensi variabili per tutti, top management compreso.

La stessa Ubi Banca ha sottolineato come il crollo (-22,1%)  delle commissioni nette (che peraltro scontano un confronto col miglior risultato trimestrale registrato nel 2008) sia dovuto alla debolezza della domanda a sua volta legata anche al “riprezzamento del rischio sugli impieghi”. Insomma le banche fanno pagare di più i propri servizi e in molti casi allungano i tempi di concessione di nuovi prestiti nel tentativo di mantenere quanto più sotto controllo il rischio su credito.

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