Tremonti bond/ Corritore ai lettori: ecco perché costano il 16%
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UN LETTORE SCRIVE
"Purtroppo non riesco a capire come, per effetto della deducibilità, i Tremonti bond dall8% passano ad un costo del 16%. Avrei bisogno di una spiegazione più chiara per capire. Grazie. Alessandro G."
LA RISPOSTA DI CORRITORE
Per quanto riguarda il costo dei Tremonti Bond, la fonte di riferimento è Banca Intesa stessa. Il comunicato del 29 settembre, con cui la Banca ha annunciato di non procedere alla loro sottoscrizione, contiene questa osservazione.
“I Tremonti Bond, con il progressivo calo dei tassi di mercato e con il riavvio delle emissioni di strumenti ibridi di capitale, sono diventati relativamente più costosi. Il costo di 4 miliardi di Tremonti Bond sarebbe stato pari a un minimo di 340 milioni all’anno (massimo di 600 milioni), corrispondente a un costo ante imposte - e quindi confrontabile con gli altri strumenti di mercato - minimo del 12,6% (massimo del 22,2%).”
Per quanto riguarda invece la differenza di costi post imposte, è utile riprendere ciò che è contenuto in un articolo economico del Corriere di oggi a pag. 31 in cui si dice che: “Anche la comparazione dei due strumenti dopo le imposte, secondo la banca, risulterebbe favorevole per l’emissione di Intesa, che regista tassi al 5,65% contro l’8,5% dei bond governativi”
In sostenza – sia ante che post imposte – il bond Tremonti sarebbe costato assai di più alle banche (con un aggravio post imposte di almeno un terzo sul costo degli interessi).
Di fronte a questo quadro appare un po’ paradossale quanto sta avvenendo: il Ministro dell’Economia accusa le Banche di avere praticato l’economicità.. E ancora: cosa avrebbe potuto dire un cliente o un azionista della banca se il management avesse scelto di ricorrere ai soldi assai più costosi dello Stato?



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