Diamo a Giulio quel che è di Giulio
Di Giuseppe Morello
E’ un piccolo capolavoro di Tremonti la manovra Finanziaria approvata alla Camere e che ora prosegue il suo iter al Senato. Il ministro è riuscito a evitare l’ormai famigerato assalto alla diligenza del “partito della spesa”, respingendo le richieste di Scajola, di Brunetta, dei finiani e persino di Berlusconi, che gli chiedeva di abbassare le tasse.
Linea di rigore, quella scelta da Tremonti, grazie al quale oggi l’Italia pur avendo un rapporto debito/Pil simile alla Grecia non si è vista declassare dalle agenzie di rating internazionali, come invece è appena accaduto agli ellenici.
Infatti la severità di Tremonti non solo ci dà più credibilità internazionale, ma soprattutto ha permesso di contenere il disavanzo primario, che è la voce che ha condannato i greci (vedi il bell’articolo di Paolo Manasse su Affaritaliani.it).
Ma non è solo questo. Grazie alla proroga dello scudo fiscale, che nel 2010 dovrebbe portare in Italia 30 miliardi (con relativo gettito), Tremonti riuscirà ad assicurarsi un margine di manovra, nonostante ci attenda un anno di crescita debole e nonostante le casse dello Stato non debordino di euro, nello stesso modo in cui in questi mesi il ministro è riuscito miracolosamente a fare politica economica pur non avendo soldi in cassa: li ha fatti mettere infatti alle banche facendo leva sulla loro cattiva coscienza (fondo Pmi e Banca del Sud) o usando gli introiti dello scudo (criticabile quanto si vuole, ma di assoluto realismo).
Un capolavoro di equilibrismo quello del ministro, muovendosi come un acrobata negli strettissimi spazi di manovra lasciati dalla crisi e dai conti pubblici. Tremonti non ha rivali quando si tratta di fare di necessità virtù.



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