Titoli di Stato/ Collocati 6,75 miliardi di Bot. Rendimento su al 3,67%
Mentre le voci di corridoio di un intervento sul mercato da parte della Bce che avrebbe iniziato ad acquistare Btp per arginare la crescita dello spread Btp-Bund (ormai sopra i 330 punti base sulla scadenza decennale, 30 più di ieri), sui massimi dalla nascita dell’euro, e dei Cds (Credit default swap, ovvero il costo per assicurarsi contro l’ipotesi di un fallimento dell’emittente), che stamane toccano quota 303 punti base (7 punti sopra il record di ieri), sembrano consentire una parziale tregua sui mercati finanziari italiani, che riducono a metà giornata le perdite rispetto all’apertura, gli occhi degli investitori erano tutti puntati sull’asta dei Bot a dodici mesi.
Il risultato non è di quelli da incorniciare: a fronte di un’offerta pari a 6,75 miliardi di euro la domanda si è fatta più prudente, con un rapporto tra titoli offerti e richiesti calato a 1,55 volte, contro le 1,71 volte dell’asta precedente. Inevitabile e marcato l’incremento dei rendimenti, volati al 3,67% lordo annuo dal 2,147% precedente. Un risultato decisamente peggiore delle attese, dato che le previsioni ancora ieri parlavano di rendimenti attesi tra il 2,5% e il 2,8%, ma che non ha del tutto sorpreso gli operatori, che ricordano anche stamane come l’introduzione di un’imposta patrimoniale fortemente regressiva nella forma di una maggiorazione dei “bolli” in cifra fissa sui depositi titoli (destinati a balzare dai 34,2 euro annui attuali a 120 euro annui dal 2012 per poi aumentare ulteriormente fino a 150-350 euro annui dal 2013) stia scoraggiando gli investitori retail.
L’attenzione ora si sposta a giovedì, quando il Tesoro proverà a collocare tra 0,75 e 1,25 miliardi di Btp quinquennali e tra 0,75 e 1,75 miliardi di Btp a 15 anni. Per allora sarebbe meglio che qualcuno, tra Bruxelles e Roma, fornisse indicazioni chiare di come si vuole affrontare la crisi che ormai è sempre più chiaramente una crisi di credibilità dell’intera area dell’euro e non solo un problema di singoli emittenti “periferici” dai fondamentali più o meno traballanti. Peccato che al momento segnali non ne siano giunti di alcun genere da parte di nessuno dei protagonisti della “tragedia greca” che da oltre un anno tiene in scacco i mercati finanziari del vecchio continente.
Luca Spoldi



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