Telco svaluta la quota in Telecom e va in rosso
Come ampiamente anticipato dalla stampa italiana, il Cda di Telco ha approvato il progetto di bilancio al 30 aprile 2011, chiuso con una perdita di euro 1.150 milioni, dopo una rettifica del valore della partecipazione in Telecom Italia di complessivi euro 1.201 milioni. A valle di tale rettifica, si legge nelle note emesse dagli azionisti della holding, il valore di carico della partecipazione in Telecom Italia ammonta ora “ad euro 5.406 milioni, corrispondente ad euro 1,8 per ciascuna azione ordinaria Telecom Italia” rispetto ai precedenti 2,2 euro per azione.
La rettifica “riflette una valutazione condotta da una banca di investimento internazionale di primario standing (si tratta di Lazard, ndr) che ha rilasciato una fairness opinion sulla congruità del valore di carico”, ma a Piazza Affari il titolo Telecom Italia vale ormai poco più della metà, cedendo dopo la notizia l’1,5% a poco più di 0,92 euro per azione, in una giornata peraltro difficile per il listino italiano, colpito dal nuovo downgrade del rating portoghese da parte di Moody’s e dalla reazione negativa di Wall Street anche alla notizia di un nuovo rialzo dei tassi cinesi dello 0,25% a partire da domani.
Difficile in simili frangenti distinguere quanta parte del ribasso odierno è attribuibile dunque alla conferma ufficiale di voci già ampiamente diffuse e quanto alle ultime novità che rendono lo scenario sempre più volatile per il comparto finanziario (e dunque per l’intero listino milanese, visto il peso preponderante di tale settore sugli indici), anche in vista del prossimo rialzo dei tassi d’interesse della Bce, che domani salvo sorprese dell’ultima ora dovrebbe a sua volta alzare di un quarto di punto il costo del denaro in Eurolandia.
Quanto alle conseguenze dirette della svalutazione oggi annunciata i soci della holding che custodisce il 22,447% di Telecom Italia (Telefonica, al 45,85%, Generali, col 30,46%, Intesa Sanpaolo e Mediobanca, con l’11,49% a testa) hanno evitato di fornire cifre ufficiali, ma i conti son presto fatto trattandosi di incamerare 40 centesimi di svalutazione a titolo. Per Mediobanca, il socio su cui la svalutazione dovrebbe maggiormente impattare, la minusvalenza derivante è stimata pari a 140 milioni di euro (pari a circa un quarto dell’utile netto atteso per l’intero esercizio 2010/2011), cifra evidentemente identica per Banca Intesa, mentre per Generali l’impatto non dovrebbe superare la cinquantina di milioni, essendo la partecipazione in buona parte allocata nelle riserve Vita e infine per Telefonica dovrebbe valere sui 360 milioni di euro circa.
In termini patrimoniali sarebbe un impatto trascurabile per la banca guidata da Corrado Passera, così come per Generali per quel che riguarda il peso sui margini di solvibilità, mentre a Piazzetta Cuccia la mossa rischia di pesare dai 20 ai 30 punti base sugli indici patrimoniali. Anche per questo in un finale di seduta convulso, che vede gli indici arrivare a perdere oltre il 2,5% e molti “bei nomi” del settore finanziario perdere tra i 7 e i 10 punti a testa come capitato a Fondiaria-Sai, UniCredit e Bpm, Mediobanca è in calo di poco meno del 4%, mentre lascia sul terreno il 2,5% circa e Intesa Sanpaolo oltre 5 punti, ma certamente non a causa (solo) di Telco.
Luca Spoldi



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