Casi e casini di borsa/Bernabè prepara un taglio dei dividendi? Gli analisti riducono stime e giudizi
Telecom Italia continua a perdere terreno a Milano, complici i primi downgrade in arrivo dalle principali case d’investimento che seguono il gruppo guidato da Franco Bernabè dopo la conferma giunta ieri sera che il Cda del 29 marzo prossimo prenderà una decisione sulla politica dei dividendi. Conferma che giunge dopo che già ieri sul mercato si erano diffuse indiscrezioni circa il possibile taglio del monte dividendi dai circa 1,2 miliardi di euro dello scorso anno a 800-900 milioni.
Una prospettiva ben diversa dall’obiettivo finora dichiarato di una crescita media annua del 15% dei dividendi, obiettivo ribadito ancora a novembre. Da allora tuttavia lo scenario è cambiato, con l’esplodere della crisi del debito e il downgrade dell’Italia (e a cascata di alcune tra le principali banche e aziende italiane) da parte di Standard & Poor’s che sposta sempre più l’attenzione sulla riduzione dell’indebitamento (ad esempio utilizzando a tal fine una parte più consistente degli utili) più che sull’incremento di utili e dividendi.
Anche perché stante la manovra correttiva “salva Italia” varata dal governo Monti su pressione della Germania, fortemente pro ciclica, di crescita potrebbe vedersene ben poca quest’anno (l’Fmi ha da poco tagliato a -2,2% le previsioni relative all’andamento del Pil italiano nel 2012, aggiungendo di prevedere un ulteriore calo dello 0,3% nel 2013), specialmente per un settore, la telefonia, che ormai è classificato come “ciclico” dato che quelli legati a telefoni cellulari e fissi e relativi servizi sono ormai in larga parte consumi discrezionali e dunque vanno di pari passo con la crescita (o decrescita) del reddito disponibile.
Così Intermonte e Mediobanca hanno entrambe portato il rating sul titolo ordinario a “neutral” dal precedente “outperform” (farà meglio del mercato), spiegando che dopo la buona performance registrata nel secondo semestre del 2011 l’ex monopolista telefonico italiano “ora dovrà affrontare una difficile prima parte dell’anno in scia al deterioramento della congiuntura”.
Pur non essendovi ancora conferme, naturalmente, sulla dimensione del taglio del dividendo (che pare peraltro inevitabile, dato che se venissero confermati i dividendi dello scorso anno Telecom Italia offrirebbe un rendimento nettamente superiore a quello di concorrenti come Deutsche Telekom, France Telecom o BT), qualcuno prova comunque a fare due conti come gli analisti di Equita (che hanno confermato il proprio “hold” con un target di 1 euro per azione ordinaria) che scommettono su un dividendo ordinario di 5 centesimi di euro ed uno di 6,1 centesimi per le azioni di risparmio. In entrambi i casi la sforbiciata rispetto all’anno passato sarebbe attorno al 14%, ma il rendimento in termini di dividend yield resterebbe più che appetibile (circa il 6% per l’azione ordinaria e attorno al 9% per la risparmio).
Se 900 milioni sono indicati da alcuni come il minimo che Telco (e tra i soci della holding in particolare Telefonica) sarebbe disponibile ad accettare, c’è chi come Nomura prevede che sarà comunque difficile evitare un downgrade del rating (attualmente pari a “BBB”), cosa che potrebbe rendere il titolo meno attraente agli occhi degli investitori. Molti suggeriscono comunque di puntare in questa fase sui titoli di risparmio più che sulle azioni ordinaria (Intermonte ad esempio ha mantenuto per tale tipologia di titoli un “outperform”), anche perché a differenza della controllata Telecom Italia Media, per la quale si è fatto cenno ad un possibile interesse di Urbano Cairo, per Telecom Italia non sembrano all’orizzonte movimenti tra i soci che possano riaccenderne un appeal speculativo.
Eppure in borsa qualcuno non sembra convinto e così a metà giornata se il titolo ordinario cede poco più dell’1,7%, le risparmio perdono esattamente il doppio, -3,5%, azzerando la sia pure modesta differenza in termine di performance sull’anno (-28% finora per i titoli ordinari, -25% per quelli di risparmio), differenza già inesistente negli ultimi sei mesi (-15% abbondante per entrambi), a riprova che non è solo guardando al dividendo che si dovrebbe valutare se inserire o meno in portafoglio un titolo come Telecom Italia.
Luca Spoldi


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