Rumors, TI vale di meno: Telco svaluta a 1,8 euro
Con doveroso ritardo per non far troppo male ai propri bilanci, i soci di maggioranza di Telecom Italia sembrano intenzionati a svalutare la propria partecipazione nell'ex monopolista telefonico italiano. Telefonica ( 45,85% di Telco, holding che custodisce il 22,447% di Telecom Italia), Generali (30,46% di Telco), Intesa Sanpaolo e Mediobanca (11,49% a testa) hanno finora evitato di confrontarsi con la realtà continuando a valorizzare i titoli a 2,2 euro per azione, nonostante da almeno quattro anni (l'ultima volta fu a fine aprile 2007) il titolo non sia mai più riuscito a tornare sopra quota 1,8 euro ed anzi dopo aver sfiorato quota 0,73 euro nel settembre 2008 e nuovamente nel marzo 2009, in piena crisi dei mercati finanziari mondiali, non sia neppure più riuscito a riportarsi stabilmente attorno agli 1,1 euro per azione.
Le ultime voci parlano di una "fairness opinion" di Lazard che potrebbe situarsi attorno agli 1,8 euro, cui "volenterosamente" gli azionisti di Telco accetterebbero di svalutare i titoli in pancia alla holding, ma tra gli analisti italiani e non i giudizi appaino molto più severi visto che, come riporta la stessa Telecom Italia nella sezione di investor relation del proprio sito istituzionale, il target price medio è pari a 1,16 euro per azione per i titoli ordinari (e 1,04 euro per quelli di risparmio), con giudizi equamente divisi tra un 42% di prudenti "hold" (mantenere), un 31% di "sell" (vendere) e un 28% di "buy" (acquistare). Come a dire idee confuse ma accumunate dalla convinzione che ancora per almeno i prossimi 12 mesi (orizzonte cui fanno riferimento i target price) il titolo resterà a quasi un euro di distanza dai valori a cui Telco lo contabilizza.
La svalutazione appare inoltre persino più prudente delle attese degli analisti (in un report di cui Affari è entrato in possesso, gli esperti di Banca Leonardo, ad esempio, prevedevano un taglio a 1,7 euro per azione), ma persino così rischia di far male ai bilanci dei suoi azionisti. Per Mediobanca si profila infatti una minusvalenza di circa 140 milioni di euro (pari a circa il 25% dell'utile netto atteso per l'intero esercizio 2011), una cifra analoga all'impatto che avrebbe sui conti di Banca Intesa, mentre per Generali l'impatto, sempre secondo gli esperti di Banca Leonardo, si ridurrebbe a una cinquantina di milioni, essendo la partecipazione in buona parte allocata nelle riserve Vita.



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