Tecnoborsa: il 70% delle famiglie compra casa con mutuo
Al secondo posto si trova l’acquisto dell’abitazione principale sostenuta dal mutuo, con un andamento sostanzialmente stabile. Al terzo posto, con analoga frequenza, si trovano i mutui per le case destinate ai parenti prossimi – secondo un trend sempre crescente – e quelli per le case da investimento – che hanno fatto registrare un notevole salto di 46,5 punti percentuali. Quanto ai canali utilizzati per reperire la fonte del finanziamento, è risultato che il 69,8 per cento si è recato presso la propria banca di fiducia e il 30,2 per cento ha ottenuto il mutuo tramite canali specializzati, tipo altri istituti di credito, canali on-line, broker, finanziarie. Circa il 50 per cento delle famiglie che hanno dichiarato di aver acceso un mutuo per acquistare un immobile hanno impiegato - dal momento della richiesta - dai 20 ai 30 giorni per la fase istruttoria del finanziamento; analogamente, il 15,1 per cento ha impiegato meno di 20 giorni e un ulteriore 15,1 per cento più di 60 giorni; mentre il restante 20,8 per cento ha impiegato dai 30 ai 60 giorni.
Per quanto riguarda l’analisi della percentuale del prezzo dell’immobile finanziata con il mutuo, emerge che il 17 per cento ha richiesto solo un prestito fino al 20 per cento del prezzo pagato, percentuale decisamente più elevata se confrontata agli anni scorsi; invece, per quanto riguarda i finanziamenti che vanno dal 21 per cento al 40 per cento dell’importo dell’immobile, si riscontra un 15,1 per cento di richieste che è sostanzialmente in linea con le precedenti Indagini Tecnoborsa. Invece, il 34 per cento dei mutui accesi ha richiesto un finanziamento tra il 41 per cento e il 60 per cento del prezzo dell’immobile e continua a rappresentare la quota più consistente; viceversa, dopo un andamento crescente negli ultimi anni, si registra un vero e proprio crollo per quanto riguarda i prestiti oltre il 61 per cento, in quanto più costosi per le famiglie e più a rischio per le banche e, dunque, indice diretto della stretta creditizia verificatasi a partire dal settembre 2008, fase acuta della crisi finanziaria internazionale. Il 60 per cento delle famiglie che hanno acceso un mutuo negli ultimi due anni impegna mediamente fino al 30 per cento del proprio budget per il pagamento delle rate, il che denota una certa prudenza; il 20,8 per cento utilizza dal 30 per cento al 40 per cento del proprio reddito; il 13,2 per cento dal 40 per cento al 50 per cento e solo il 5,7 per cento impiega oltre il 50 per cento. Dati che confermano la scarsa propensione all’indebitamento degli italiani, il che ha probabilmente contribuito a salvaguardare le medesime famiglie e il sistema finanziario nazionale dai gravi fenomeni di crisi che si sono verificati negli ultimi anni in alcuni Paesi europei e negli Usa.
Nonostante il costo del denaro abbia toccato dei minimi storici, le famiglie continuano a preferire il tasso variabile per poter sfruttare appieno il minor tasso ottenibile in questa fase, anche se per il medio-lungo periodo vi sono probabilità di crescita dei tassi; nel biennio preso in esame ben il 62,3 per cento dei soggetti ha fatto richiesta per questa tipologia di mutuo, mentre il 34 per cento ha preferito il tasso fisso che, pur essendo più elevato, rimane invariato negli anni e tutela da eventuali rischi. Solo il 3,8 per cento ha scelto il tasso misto che prevede la possibilità di rinegoziare nel tempo passando da una modalità all’altra. La scelta del periodo di durata abbraccia in maniera abbastanza omogenea il gruppo dei mutui che vanno dai 10 ai 20 anni: si tratta di circa un 75 per cento del totale che rappresenta un tempo ragionevole per la restituzione; prestiti fino a 5 anni sono stati accesi da un significativo 18,9 per cento ed è lecito supporre che, in questo caso, si tratti di mutui per importi non elevati; infine, solo il 5,7 per cento indica una durata maggiore, ultraventennale. Il 50,9 per cento delle famiglie ha scelto di pagare la rata del mutuo a cadenza mensile, probabilmente perché più gestibile e apparentemente meno onerosa; il 22,6 per cento ha optato per il trimestrale e un 26,4 per cento per il semestrale.



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