Portafoglio/ Tassi in tensione: Cct o Btpei per investire, per un nuovo mutuo meglio pensare al tasso fisso
Euribor ai nuovi massimi dal giugno del 2009, col tasso a tre mesi (a cui sono parametrati molti contratti di mutuo a tasso variabile) che ormai è risalito all’1,22% e quello a un anno all’1,98%. Meno deciso il rialzo dei tassi sulla parte lunga della curva, con l’Irs a 10 anni che dopo aver toccato il 3,60% ieri stamane oscilla sul 3,606% mentre a 30 anni si passa dal 3,85% di ieri al 3,852% odierno.
In compenso alle tensioni sui tassi corrispondono nuove incertezze sul mercato obbligazionario, complice anche il collocamento da parte del Tesoro di 1,728 miliardi di euro del Btpei 15/09/2016 (si tratta della terza tranche del titolo legato all’inflazione europea che paga un rendimento reale del 2,10%), leggermente meno dell’importo massimo previsto pari a 1,75 miliardi con gli operatori che segnalano come questo tipo di titolo sia risultato ancora una volta leggermente più “caro” dei livelli di mercato come accade quasi sempre.
In simili circostanze cosa può fare un investitore prudente? Anzitutto è chiaro che il mercato ormai sconta un primo rialzo dei tassi da parte della Bce già a inizio aprile, dello 0,25% (ma i tassi forward indicano che è probabile che a questa prima mossa ne seguano altre due di importo analogo, per un rialzo complessivo pari allo 0,75% entro fine anno). Per questo i tassi a brevissimo continuano a salire giorno per giorno, pur con Eurotower e le singole banche centrali dei paesi membri della Ue che monitorano il mercato del credito per evitare eccessive tensioni.
La manovra nelle intenzioni di Eurotower servirà a prevenire un rialzo dell’inflazione “core”, che per il momento ancora non si vede essendo gli aumenti di prezzo legati alle tensioni sui prezzi dei prodotti energetici delle ultime settimane (a loro volta causati dalle rivolte scoppiate in Nord Africa e Medio Oriente). Se questo avrà successo i tassi a lunga scadenza potrebbero stabilizzarsi nel corso dei mesi a venire, ma per ora di certo lo scenario resta a dir poco fragile per chi investe in titoli di stato e obbligazioni e il consiglio non può che essere quello di puntare o su strumenti a tasso variabile come i Cct o su indicizzati come appunto i Btpei (con un’inflazione tra il 2% e il 3% il tasso nominale oscillerebbe infatti tra il 4% e il 5%, restando assolutamente competitivo rispetto alle alternative attualmente disponibili).
Il rialzo strisciante di Euribor e Irs, peraltro, suggerisce anche una seconda mossa, se anziché investire dei capitali vi trovate nella situazione di essere debitori ad esempio per aver acceso un finanziamento a lungo termine come un mutuo. In questo caso valutate rapidamente se non vi convenga passare da una formula a tasso variabile, che ancora oggi garantisce un risparmio attorno all’1,5%-2% all’anno rispetto a un mutuo a tasso fisso di pari scadenza, ad una struttura a tassi fissi. Questo perché nonostante la differenza appena ricordata, se i rialzi dei tassi di mercato non dovessero limitarsi allo 0,75%-1% ma proseguire in previsione di ulteriori rialzi del costo del denaro nei trimestri a venire, farlo troppo in là potrebbe rivelarsi penalizzante per le vostre finanze.
Piuttosto se siete allettati da rate più modeste, garantitevi un “cap”, ossia un tasso massimo oltre il quale il costo del vostro mutuo non potrà salire. Ogni banca prevede questa ipotesi, solitamente a patto di uno spread leggermente più alto rispetto al tasso usato come parametro. Pagherete qualche euro in più ogni mese ma dormirete sonni più tranquilli se la ripresa economica si consolidasse o le tensioni geopolitiche in giro per il mondo non rientrassero tanto rapidamente, spingendo ulteriormente all’insù i tassi.
Luca Spoldi



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