Il Congresso Usa processa l'ex Ceo di Lehman

Martedì, 7 ottobre 2008 - 12:35:00


Richard Fuld

"Il crack è colpa mia". Bocca secca, occhi sbarrati e fronte bagnata, così Richard Fuld si è arreso davanti alla Commissione di Sorveglianza della Camera dei Deputati. Seduto per  oltre tre ore sulla sedia dei testimoni, l'ex Ceo della defunta banca Lehman Brothers, ha incassato i bolidi e i ganci degli oltre venti componenti della Commissione, che lo hanno bersagliato con domande feroci, trasformando la deposizione in un processo ai manager corrotti di Wall Street. Un processo in diretta tv nazionale, perdipiù alla vigilia delle elezioni politiche.

Dalle domande incalzanti del deputato democratico Henry Waxman ("Negli ultimi otto anni lei ha avuto retribuzioni per quasi mezzo miliardo di dollari e nello stesso periodo ha fatto fallire la banca. Tutto ciò è onesto?") alle accuse del repubblicano John Mica ("La sua banca ha versato 300mila dollari negli ultimi dieci anni al Congresso americano") fino alle offese di Michael Turner, dell'Ohio: "Lei è abituato a mentire a tutti. Forse anche a se stesso".

Incalzato dai parlamentari e dalla proiezione su schermo del valore totale dei suoi singoli stipendi annuali, Richard Fuld ha detto di volersi assumere ogni responsabilità per le decisioni prese, ma ha smentito di avere intascato premi per circa 500 milioni di dollari, oltre 350 milioni di euro. E ha chiesto perché il Governo non abbia salvato Lehman Brothers, visto, inoltre, che le autorità sapevano delle sue condizioni ben prima del collasso. Lehman Brothers era considerata una delle banche più sicure al mondo. Il suo tracollo, il mese scorso, ha contribuito a causare il terremoto finanziario mondiale.

Come se non bastasse, è saltato fuori che in agosto, proprio mentre la banca guidada dal marito era già agonizzante, Kathy, la moglie d Richard Fuld, si accordava con le case d’asta Christie’s e Sotheby’s per vendere una buona parte della collezione di opere d’arte contemporanea della famiglia.

Un piccolo tesoretto, tra cui uno studio sull’agonia di Arshile Gorky, compreso, stimano gli addetti ai lavori, tra 15 e 20 milioni di dollari. Fuld ha guadagnato l’anno scorso, tra stipendio e bonus, 40 milioni di dollari e nel momento di picco del titolo Lehman Brothers era arrivato a detenere un patrimonio di 990 milioni di dollari: tra il 2003 ed il 2007 ha venduto parte delle sue azioni intascando circa 139 milioni di euro (non è chiaro quanto siano state le plusvalenze su queste operazioni). E, come se non bastasse, l’ultima sua operazione (di vendita) è avvenuta pochi giorni dopo del fallimento della banca, in cui il manager s stelle e strisce si è liberato di 3 milioni di titoli a 0,21 dollari l’uno, intascando la miseria di 640mila dollari.

Insomma, se la liquidità, poco prima della richiesta del Chapter 11 da parte dei vertici della Lehman, scarseggiava negli uffici a specchio sulla 6th Avenue di New York, a casa Fuld certo non mancava. Ora, il fallimento di Lehman Brothers a cui si sono aggiunti i default di Merril Lynch e Washington Mutual, le difficoltà dei colossi pubblici Fannie Mae e Freddie Mac e della super assicurazione Aig, hanno dato il via a interventi dell'amministrazione Bush per circa 1000 miliardi. Senza contare la proposta da parte del presidente Bush e del ministro Paulson di un piano da 4 mila miliardi di aiuti ad hoc per il settore immobiliare. Cifre che gonfieranno il debito pubblico americano e che saranno pagate dal contribuente statunitense. Soprattutto da quella middle class tanto cara al candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama.

Ora il gorilla, come è conosciuto Fuld nell’ambiente di Wall Street, potrà consolarsi nella sua magione di Greenwich (il buen ritiro dei ricconi di Wall Street) da 11 milioni di dollari o fare qualche bagno nella residenza di Jupiter Island in Florida o perché no rilassarsi nella quiete delle montagne del Vermont dove possiede uno splendido chalet.

Andrea Deugeni

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