Casi e casini di Borsa/ StM approfitta dei buoni numeri di Intel per ripartire, ma in futuro...
I numeri di Intel suonano la carica a tutti i principali player mondiali dei semiconduttori, tanto che a Piazza Affari oggi è Stmicroelectronics a registrare uno dei rialzi più consistenti (+3,13% a 7,75 euro in chiusura) tra i componenti dell'indice Ftse Mib, con volumi elevatissimi.
Del resto il gruppo americano, guidato in Italia (e Svizzera) dal country manager Dario Bucci (foto sotto), ha sbaragliato le attese, chiudendo il primo trimestre del 2010 con un fatturato di 10,3 miliardi di dollari (-3% rispetto al precedente trimestre, contro il calo del 9% che mediamente viene registrato per motivi legati alla stagionalità del settore), un utile operativo di 3,4 miliardi (+38% sul IV trimestre 2009) ed un utile netto di 2,4 miliardi (+7%). Numeri che su base annua equivalgono ad incrementi rispettivamente del 44%, del 433% e del 288% e che consentono all'azienda di prevedere per l'intero 2010 un margine operativo del 64% (più o meno 2%) contro il precedente 61% (più o meno il 3%) a fronte di un capex per 4,8 miliardi (più o meno 100 milioni).
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"La crisi sembra alle spalle", commenta con Affaritaliani.it Bucci, secondo il quale la domanda da parte della clientela business dopo un 2008-2009 particolarmente deboli è tornata a dare segni di vitalità con molte grandi aziende che hanno varato un rinnovo del parco macchine, in molti casi passando ad un'architettura Intel anche quando prima era presente una diversa architettura. "Nell'immediato il mercato è destinato a ripartire per tutti, anche perché siamo ancora nelle fasi iniziali di una nuova rivoluzione digitale destinata a vedere l'affermazione sul mercato della quarta generazione del computing" spiega Bucci, che poi aggiunge: "A medio lungo termine, tuttavia, saranno sempre meno i player in grado di sostenere le ingenti spese di ricerca e sviluppo e gli investimenti necessari a mantenere la propria posizione competitiva sul mercato".
Già oggi, del resto, costruire una nuova fabbrica per microchip costa attorno ai 2,5 miliardi di dollari e non è certo un investimento alla portata di tutti, mentre in futuro anche per i produttori di applicazioni sarà sempre più costoso progettare nuovi prodotti vista la crescente complessità e maturità del mercato ed occorrerà fare delle scelte sulle architetture su cui puntare. Oggi, insomma, Intel fa da traino anche ai suoi diretti concorrenti, così come ieri i buoni numeri di Telecom Italia avevano fatto ripartire l'intero settore telefonico, ma in futuro la concorrenza sarà sempre più accesa e il successo di un gruppo potrebbe significare guai seri per qualcun altro.
Luca Spoldi



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