Titoli di Stato/ Spread record Btp-Bund. Sale il rendimento dei Bot
| FISCO/ NELLA BOZZA TRE ALIQUOTE IRPEF - Tre aliquote Irpef (al 20, 30 e 40%) e innalzamento dell'Iva di un punto per le aliquote più alte (10 e 20%). E' il piano messo a punto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, per riformare il sistema fiscale secondo quanto rivela la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e secondo alcune indiscrezioni riportate dall'Ansa. Nel documento di riforma viene anche prevista l'abolizione dell'Irap a partire dal 2014 e la soppressione dell'Ice, l'Istituto per il commercio estero. E' un piano ''interessante'', anche se ''poi bisognera' entrare nei dettagli e vedere dove si taglia'', ha commentato la Marcegaglia. Nel piano Tremonti, ha osservato la presidente dei Confindustria parlando a margine dell'assemblea annuale di Federchimica, ''ci sono cose interessanti come le tre aliquote Irpef al 20, 30, 40% e l'eliminazione graduale dell'Irap. E' un menu ampio, ma poi bisognera' entrare nei dettagli e vedere dove si taglia. Comunque - ha ribadito la presidente di Confindustria - e' un piano di lavoro interessante''. |
Il timore di un “contagio” dalla Grecia a tutti i periferici europei, Spagna e Italia comprese, resta vivo tra gli operatori in attesa che il parlamento di Atene approvi il pacchetto di misure d’austerity che Ue, Bce e Fmi giudicano precondizione indispensabile per proseguire coi regolari pagamenti degli aiuti previsti dal pacchetto da 110 miliardi di euro in tre anni varato nel maggio dell’anno passato. Così se sui listini azionari le indiscrezioni circa passi in avanti per una partecipazione delle banche tedesche e francesi agli sforzi per salvare Atene (attraverso il reinvestimento in nuovi titoli di stato greci di una percentuale consistente dei bond in scadenza nei prossimi mesi) consentono di evitare nuovi scivoloni degli indici, sul mercato obbligazionario e del credito il nervosismo si traduce in un rialzo di spread e rendimenti per i paesi del “club Med”.
Nel caso dei titoli italiani, in particolare, il rendimento del Btp decennale sale al 5,03%, muovendosi in direzione opposta a quello del titolo decennale tedesco, in calo al 2,85%. Così lo spread Btp-Bund (ossia il maggior tasso che un titolo di stato della Repubblica Italiana deve offrire per trovare qualche investitore interessato ad acquistarlo) sale a 218 punti base (il 2,18%), nuovo record di tutti i tempi dalla nascita dell’introduzione dell’euro sui mercati finanziari (il primo gennaio 1999, due anni prima della sua adozione ufficiale come divisa unica dei paesi aderenti all’Eurozona).
Proprio il rialzo dei rendimenti e contemporaneamente l’allargarsi dello spread segnala come il mercato voglia veder chiaro anche sulle misure che saranno adottate in Italia, dove il governo appare diviso sulle misure (e sulla loro distribuzione nel tempo) della prevista manovra correttiva triennale da 40 miliardi di euro e dove l’asserita volontà di ridurre le tasse si scontra con la necessità di procedere a solo marginali aggiustamenti a invarianza di gettito che sembrano precludere ogni significativo spazio di manovra, salvo che non si profili una patrimoniale “una tantum” finora esclusa da tutti ma che gli analisti continuano a prevedere come possibile “extrema ratio” in cambio di una semplificazione e forse rimodulazione del prelievo fiscale.
Delle incertezze di cui sopra risentono ormai anche i titoli a breve termine, tanto che stamane l’asta dei Bot a sei mesi ha registrato rendimenti in crescita all’1,988% rispetto all’1,657% della precedente asta nonostante una domanda di 13,7 miliardi di euro a fronte degli 8 miliardi collocati. Si tratta del massimo da quasi due anni ed è il chiaro segno che il mercato oltre al “rischio-Grecia” sta tenendo conto della possibilità ventilata da Moody’s di un downgrade del rating a lungo termine della Repubblica Italiana e, a cascata, delle principali partecipate del Tesoro e degli istituti bancari tricolori.
Rendimenti in crescita anche per i 2,5 miliardi di euro collocati di Ctz biennali, scadenza aprile 2013, il cui tasso è salito al 3,22% lordo annuo rispetto al 2,85% dell’asta precedente, nonostante anche in questo caso un rapporto domanda/offerta migliorato (1,87 contro le 1,743 volte di fine maggio), tanto che gli operatori parlano di un esito “molto buono” dell’asta e di una domanda che “resta solida” e giudicano interessanti i livelli toccati anche in ottica d’investimento.
Decisamente più ostico si presenta l’appuntamento di domani, quando il Tesoro collocherà tra 5 e 8 miliardi di titoli a medio-lungo termine. In particolare verranno offerti da 0,75 a 1,25 miliardi di CCTeu 2018 e tra 500 milioni e un miliardo di CCTeu 2015, nonché da 1,75 ai 2,75 miliardi di Btp triennali e da 2 a 3 miliardi di titoli a 10 anni.
In vista di un possibile ulteriore innalzamento dei rendimenti e degli spread, il consiglio per un investitore prudente non può che essere di mantenersi quanto possibile liquido, investendo i propri capitali in eccesso unicamente in scadenze al di sotto dei 2 anni o in titoli a tasso variabile come i CCTeu in offerta domani.
Meglio invece tenersi decisamente alla larga dai Btp a lungo termine, da utilizzare semmai solo in ottica di trading per qualche acquisto speculativo nella speranza di un rimbalzo che possa accompagnare spread di nuovo in restringimento a tassi stabili o in lieve calo rispetto ai livelli attuali e quindi prezzi migliori di quelli che brillano oggi sui monitor degli operatori. Per poter poi subito prendere profitto, in attesa di poter tornare a investire con maggiore tranquillità nei prossimi mesi.
Luca Spoldi



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