Quattrosoldi/ Spread giù all'inferno e ritorno. Berlusconi è costato 450 milioni
Spread all'inferno e ritorno: una delle settimane più drammatiche dall'inizio del secolo per i mercati finanziari italiani ha visto il sovra rendimento pagato dai Btp decennali italiani toccare i 552 punti base (il 5,53%, ndr) alla chiusura di mercoledì sera (ma durante la seduta si era toccato il 5,75%), esattamente un punto percentuale in più del livello visto alla chiusura di venerdì 4 novembre, da molti considerato il campanello d'allarme che indicava come il "rischio contagio" si era ormai concretizzato e che l'Italia e i suoi bizantinismi politici erano agli occhi dei grandi investitori internazionali indistinguibili dalla Grecia.
A quel punto una vicenda che confermava ancora una volta come i tempi dei mercati non siano compatibili con quelli della politica (o viceversa) ha registrato un'accelerazione, con le dimissioni dapprima "condizionate" poi "certe" del premier italiano Silvio Berlusconi, la nomina dell'economista ed ex commissario Ue (oltre che presidente dell'Università Bocconi) Mario Monti a senatore a vita e l'avvio di consultazioni "informali da parte del presidente della repubblica Giorgio Napolitano per capire se un governo tecnico o d'unità nazionale guidato proprio da Monti e con altre personalità di altissimo profilo potesse avere i numeri in parlamento per fare quello che tanto la maggioranza quanto l'opposizione non sono riusciti a fare da oltre 15 anni: risanare i conti pubblici e ridare slancio alla crescita economica italiana.
Così lo spread si è riavvicinato alla soglia del 4,5%, sempre troppo alta ma ad una certa distanza dai livelli che in questi ultimi 18 mesi hanno portato al "bail-out" (piano di salvataggio) europeo per Grecia, Irlanda e Portogallo nell'ordine. Si noti che contemporaneamente il rendimento del decennale italiano, che il 4 novembre era già salito al 6,37%, ha toccato un picco pari al 7,25% (con un picco intraday, mercoledì, del 7,48%) per poi ridiscendere verso il 6,50%. Quanto hanno contato in questa vicenda i vari protagonisti?
Il cosiddetto "effetto Berlusconi" vale da solo circa 125 punti base di peggioramento dello spread e lo si è visto quando dall'attesa di dimissioni si è arrivati ad una situazione in cui sembrava ci si fosse invece avviati verso un arrocco istituzionale, col capo del governo intenzionato a resistere ad ogni costo contro ogni pressione. Poco meno sembra valere finora, ma in senso positivo, "l'effetto Monti", dato che via via che prende consistenza l'ipotesi di un suo esecutivo lo spread va nuovamente chiudendosi (per ora si tratta di mezzo punto ma molti operatori scommettono il differenziale potrebbe ridiscendere sotto i 400 punti base, con un miglioramento superiore all'1,5% complessivo).


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