Nucleare, Berluskozy dà energia all'Italia
Di Giuseppe Morello
Ci sono voluti 23 anni per riaprire in Italia il discorso sul nucleare, dopo il disastro di Chernobyl che aveva sterilizzato tra i fumi dell'emotività ogni possibile discorso razionale sulle fonti di energia. Ora grazie all'accordo firmato da Berlusconi e Sarkozy si rompe finalmente un tabù e l'Italia torna nel giro del nucleare dopo aver perso due decenni buoni tra paure autolesioniste e ambientalismo miope.
É chiaro che - come dicono gli esperti (vedi l'ottimo "Il rebus energetico" di Alberto Clo) - il discorso sul nucleare è complesso e non ci sono certezze, ma intanto ci muoviamo e non da soli ma con un partner come la Francia che nel campo ha lunga esperienza, incamminandoci verso un futuro in cui la dipendenza dal petrolio (e tutto quello che comporta in termini geopolitici) sia ridotta al minimo.
Si tratta di un altro colpo messo a segno dal governo Berlusconi, il cui profilo è sempre più marcatamente segnato dal "fare" e meno da estenuanti dibattiti da cui non esce mai una decisione. Il nucleare a qualcuno può anche non piacere, ma intanto chi governa ha fatto una scelta assumendosene la responsabilità e tirandoci fuori da un immobilismo che negli ultimi anni è diventato asfissiante. Per contrasto spicca l'afasia della sinistra e del Pd in particolare che anche sulla questione energetica abbaglia con un caleidoscopio di posizioni, dai nuclearisti convinti (Chicco Testa per esempio) sino ai fautori della candela e del lume a petrolio (ambientalisti vari da Realacci a Pecoraro Scanio). Fosse per loro staremmo ancora a discuterne aggrovigliati tra sottili distinguo e soluzioni affascinanti ma improbabili. C'è ancora bisogno di spiegare i sondaggi che danno il Pd in caduta e il Pdl in ascesa?
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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