Shell/ Sforbiciata sui manager: a casa 1 su 5
Uno su cinque dei senior manager della Shell è con la valigia in mano. Domanda in calo e riduzione dei margini di raffinazione hanno depresso i conti del secondo semestre del gruppo petrolifero numero uno in Europa che è stato costretto a mettere mano all'organico e a rendere operativo un piano di risparmi sui costi complessivo da oltre 700 milioni di euro. 
Tempi duri, dunque, per i dirigenti della compagnia petrolifera visto che il ceo Peter Voser, nominato all'inizio di luglio, ha annunciato un'ulteriore "sostanziale riduzione dello staff" e ha precisato che "il recupero non sarà rapido".
Anche se gli analisti li hanno considerato positivi (a causa delle "condizioni molto negative del mercato"), i numeri di Shell fanno tremare i polsi: utile netto di competenza nel secondo trimestre a 3,8 miliardi di dollari , ma in calo di quasi il 70% (dagli 11,6 mld dell'anno precedente). Un tonfo a due cifre, come tutti quelli delle altre grandi oil company, su cui è pesato anche il calo registrato dai prezzi del petrolio e del gas rispetto ai record del 2008. Escluse le poste straordinarie, il risultato è stato di 3,15 miliardi contro una stima media di 2,55 miliardi.



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