Scheda/ Geronzi, da ragazzo di provincia a banchiere più potente d'Italia
Da ragazzo di provincia alla Banca d'Italia fino alla guida delle Generali, il colosso assicurativo piu' grande del Paese: e' lungo il percorso che lo ha portato a diventare il banchiere piu' potente d'Italia. Cesare Geronzi, classe 1935, nell'ambiente e' conosciuto anche come il 'banchiere di Marino', cittadina dei Castelli Romani dove e' nato e ha sempre mantenuto la casa. Ama paragonarsi a un monaco benedettino cosi' come si legge nella biografia pubblicata sul suo sito: "L'attivita' svolta in Banca d'Italia gli mette addosso un saio e come succede per un monaco se lo sentira' suo per il resto della vita".
Una vita di lavoro, iniziata a 17 anni, dominata, come lui stesso racconta, "dalla presenza di una famiglia che lo educa ad affrontare le situazioni complesse con grande dignita', la stessa con la quale i genitori lo spingono verso lo studio e l'impegno civile". A segnare profondamente il suo percorso l'ingresso in Banca d'Italia con il concorso vinto nel 1960 e l'incontro con il governatore Guido Carli con cui collabora per ben 15 anni. Nonostante il contesto politico complicato, Geronzi si fa strada professionalmente. Un giorno, si legge sempre nella sua biografia, Beniamino Andreatta afferma in Parlamento: "Mentre voi state discutendo, c'e' un signore di nome Cesare Geronzi che 'manipola' il tasso d'inflazione del nostro Paese".
Grande sussurro all'interno del Parlamento: ma chi e'? Un personaggio di Sciascia? E' proprio uno sconosciuto, ma uno sconosciuto che ogni giorno concorre a determinare il valore del cambio della lira nei confronti del dollaro impegnando le riserve valutarie del Paese". Lascia Via Nazionale per fare da vice a Rinaldo Ossola, scelto come direttore generale del Banco di Napoli. Vive a Napoli, un anno e mezzo, ma l'esperienza non e' felice e sia lui che Ossola nel 1982 sono letteralmente espulsi dall'istituto. Nello stesso anno e' nominato direttore generale della Cassa di Risparmio di Roma. Successivamente e fino al 1992 guida l'integrazione tra la Cassa di risparmio di Roma, il Banco di Santo spirito e il Banco di Roma. Dal 1992 e' direttore generale della Banca di Roma e nel 1995 ne viene nominato presidente. Alla fine degli anni '90 il gruppo Banca di Roma si allarga e acquisisce il Mediocredito Centrale (di cui diviene presidente fino al 2000) e il Banco di Sicilia. Nel 2000 vengono assorbite la banca Popolare di Brescia e la Cassa di Risparmio di Reggio Emilia.
Inizia il percorso che porta, nel tempo, alla creazione del Gruppo Bancario Capitalia, generato dall'unione di banche in crisi o in pre-crisi (Banco di Santo Spirito, Banco di Roma, Banca dell'Agricoltura, Banca Mediterranea, Banco di Sicilia, Mediocredito Centrale, Bipop-Carire). Le aggregazioni sono completate dando luogo alla nascita nel luglio 2002 di un'unica entita' bancaria: Capitalia. All'inizio del 2004 il sistema finanziario italiano viene fortemente scosso dagli effetti della crisi argentina e dal default di due operatori industriali come Cirio e Parmalat. Come si legge nella sua biografia, il Gruppo Capitalia non emette alcun bond della Parmalat ma insieme a J.P. Morgan e Unicredit emette due bond Cirio. Nel 2006 il tribunale di Brescia lo condanna in primo grado per la vicenda crac Italcase ma nella sentenza di appello, del maggio 2009, viene assolto con formula piena. Il 20 maggio 2007, i consigli di amministrazione di Capitalia e Unicredit, rispettivamente a Roma e a Milano, deliberano il via libera alla fusione per incorporazione di Capitalia in Unicredit, un'operazione da 22 miliardi di euro.
Nel giugno 2007 viene nominato presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca e del patto di sindacato. Dall'ottobre 2008 assume la presidenza del cda e la mantiene fino all'aprile del 2010. Poi il passaggio in Generali: il 24 aprile 2010 l'assemblea lo elegge membro del cda e il consiglio, subito dopo lo nomina presidente della societa'. Diverse le vicende giudiziarie in cui e' rimasto coinvolto e dalle quali e' poi uscito. Resta in piedi la condanna per 8 anni di reclusione per il crac Cirio chiesta il 2 marzo scorso dalla Procura della Repubblica di Roma.



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