Saras/ Azionisti in rivolta contro le banche della quotazione

Lunedì, 14 marzo 2011 - 11:10:00

Gli investitori dicono no all'archiviazione chiesta dal pm Luigi Orsi per i nove manager di JpMorgan, Morgan Stanley e Caboto, indagati per le ipotesi di falso in prospetto e aggiotaggio nell'ambito la quotazione in Borsa della Saras, la societa' della famiglia Moratti.

''Il prezzo di collocamento delle azioni Saras non si creo' da solo o per volere dello Spirito Santo'', scrive l'avvocato Fabio Belloni, legale rappresentante del sindacato dei piccoli investitori, in un documento inviato oggi al gip di Milano per chiedergli di sollecitare al pm l'imputazione coatta.

''Tutti i partecipanti all'operazione hanno apportato conoscenze e volonta' in un complessivo meccanismo all'esito del quale il prezzo e' stato voluto da tutti come 'giusto' risultato del procedimento di valutazione'' scrive ancora il legale che aggiunge: ''Da parte degli indagati vi e' stato pieno concorso morale. Secondo la ricostruzione del consulente del pm il procedimento appare viziato da errori metodologici. Tali errori sono plurimi e hanno portato univocamente verso una maggiore valutazione del titolo. Sono dunque errori causali difficili da spiegare come casuali attesa la loro efficienza unilaterale in favore di emittente e intermediari''.

Il legale rappresentante del sindacato dei piccoli investitori e' in pratica convinto che gli indagati fossero d'accordo sulla necessita' di fare in modo che il prezzo delle azioni Saras riflettessero scientificamente le aspettative di creazione di valore del gruppo. Ed e' soprattutto per effetto di queste valutazioni e per l'adozione unilaterale di criteri non corretti che, secondo Belloni, le azioni Saras sono state collocate sul mercato a multipli superiori a quelli delle societa' comparabili.

''L'errore - scrive ancora il legale - commesso ha assoluta evidenza perche' a partire dalla quotazione il prezzo delle azioni Saras e' sceso ininterrottamente nell'arco di cinque anni. Tale errore ha prodotto tre effetti non trascurabili: i proprietari delle azioni immesse sul mercato hanno lucrato una somma fantastica, 1710 milioni; le banche coinvolte nell'operazione sono state remunerate con 42 milioni; sul fronte degli investitori chi ha comprato il titolo ha sborsato soldi veri per trovarsi in mano carta sempre meno in grado di ripagare l'investimento''.

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