Salotti finanziari/ Leone, grana Bollorè: Geronzi sempre più isolato

Sabato, 19 marzo 2011 - 13:42:00

Cesare Geronzi sente aria di accerchiamento: al suo arrivo a Generali l’ex presidente di Capitalia (e poi di Mediobanca, via UniCredit) sembrava poter essere il “dominus” incontrastato a Trieste così come era stato a Roma ma non a Milano, dove lo scontro col management di Piazzetta Cuccia era apparso sempre più evidente. Subentrato ad Antoine Bernheim sulla poltrona più alta del Leone triestino il banchiere si è ritrovato privo di deleghe operative e con qualche frizione non tanto e non solo col management quanto coi soci, a partire da Diego Della Valle per passare, in questi ultimi giorni, a Vincent Bollorè che si è visto molltato in Cda durante la votazione del bilancio 2010.

Il finanziere bretone, storico azionista in Mediobanca e vicepresidente di Generali (dove da sempre è considerato, con Francesco Gaetano Caltagirone, uno dei “pretoriani” di Geronzi), si è astenuto al momento di votare i conti, in pesante (ed esplicito) disaccordo con la decisione dell’amministratore delegato Giovanni Perissinotto di acquistare l’1% della banca russa Vtb per 300 milioni di dollari, oltre che sulla partnership con l’agglomerato finanziario ceco PPF Group dell’oligarca Petr Kellner, consigliere delegato di Generali che sembra abbia dalla sua una serie di accordi “blindati” che gli consentirebbero di rivendere al Leone, in termini alquanto vantaggiosi per lui ma non altrettanto per Trieste, proprio il 50% in Generali PPF Holding.

Bollorè avrebbe poi contestato il ruolo di Perissinotto le scelte di governance in Telecom Italia (di cui Generali è tra i soci di controllo attraverso Telco), che hanno visto la conferma di Franco Bernabè (nominato presidente esecutivo) e la promozione di Luca Luciani a direttore generale (con responsabilità sull’area strategica dell’America Latina). Il tutto poco prima della sua iscrizione come indagato nell’ambito dell'indagine portata avanti dalla magistratura di Milano per false comunicazioni sociali, truffa aggravata e ostacolo all'attività di vigilanza, in merito ad un presunto giro di sim telefoniche false.

Il Cda di Generali (così come il collegio sindacale, in riferimento ad una serie di rilievi formulati dallo stesso Bollorè alla stesura del bilancio) ha rigettato in blocco le richieste del finanziere francese approvando i conti col voto favorevole anche di Geronzi e Caltagirone, così ora Bollorè potrebbe dare il via a una guerra di trincea o valutare un’uscita clamorosa dal Cda o anche dal capitale di Trieste, sancendo la rottura con Geronzi, sempre più isolato visto che un altro alleato storico come il gruppo Ligresti  ha risposto picche pochi giorni fa alle offerte della francese Groupama. Compagnia pronta ad entrare in Premafin con la benedizione dello stesso Bollorè e di Mediobanca, ma poi stoppata dalla Consob che ha imposto il lancio di un’Opa nel caso di partecipazione agli aumenti di capitale della stessa Premafin o di Fondiaria-Sai.

I Ligresti hanno infatti preferito rivolgersi infatti a UniCredit e potrebbero ora iniziare a dismettere partecipazioni “non core” ma finora ritenute intoccabili (perché perno di consolidati rapporti di potere nell’ottica di un capitalismo che da decenni vive più di salotti buoni che di piani industriali) come il 5,4% di Rcs Mediagroup, il 4% di Mediobanca e l’1% di Generali. Non è a questo punto neppure escluso che Fondiaria-Sai esca da CityLife, valutando l’esercizio della “put” (l’opzione di vendita) sulla partecipazione del 27% nei confronti di Generali, attualmente azionista al 41% (un 32% è in mano ad Allianz), per un importo che viene stimato attorno ai 110-120 milioni di euro.

In attesa di capire se UniCredit (socia in Mediobanca al 9%) rafforzerà la propria presa diretta o indiretta su Piazzetta Cuccia, dove rischia di aprirsi un nuovo fronte caldo, visto che Bollorè, capo della cordata di imprenditori francesi cui fa capo da anni il 10% del capitale, aveva finora guardato a Geronzi come interlocutore privilegiato (e rassicurante), nel Cda di Generali al posto di Leonardo Del Vecchio, dimessosi polemicamente, verrà cooptato Angelo Miglietta, numero uno di Fondazione Crt che l’anno passato aveva rilevato (proprio da UniCredit) il 2,84% del Leone.

Un nome che da molti viene visto come non sgradito alla Lega Nord e quindi in sintonia col “nuovo” UniCredit, oltre che vicino all’alessandrino Fabrizio Palenzona, vicepresidente di UniCredit e abile tessitore di alleanze politiche trasversali che ha già fatto sapere che Piazza Cordusio sostiene il management di Mediobanca e che Piazzetta Cuccia potrebbe uscire da Rcs Mediagroup ove fosse garantita l’autonomia del gruppo. Quasi un avvertimento che sembra rivolto ai piani alti di Generali e a Mediaset, ma anche a chi come Diego Della Valle si è forse messo fin troppo sotto i riflettori di recente.

Luca Spoldi

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Egitto/ Elezioni, Fotouh, non riconosco i risultati del voto
Agcom/ Viola, non sono in corsa per la presidenza
Vaticano/ Lombardi, inchiesta su Gabriele non c'entra con Ior
Vaticano/ Lombardi, nessun cardinale e nessuna donna indagati
Vaticano/ Paolo Gabriele vuole rispondere a tutte le domande
Lavoro/ Fornero ai sindacati, capiamo lingua in modo diverso
Titoli Stato/ Spread a 443 punti, Spagna sopra quota 500
Spending Review/ Nuova riunione il 12 giugno
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Case da sogno

Una villa? Un attico? Un loft? Quello che cerchi in un click
Trova tutto qui!

Prima rata gratis

Sei alla ricerca di un prestito? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso