Navigare in tempi di crisi/ Al via il 49esimo Salone nautico di Genova
Si vedrà a Genova se davvero la nottata sta passando. Il buio era proprio cominciato nell’ottobre 2008 col crollo delle borse, quando il Salone Nautico aveva appena aperto i battenti. Anche adesso ci sono più ombre che luci, ma si spera in meglio. Gli espositori sono quasi 1500; più di un terzo dall’estero. La Nautica italiana si aggiudica una fetta modesta della produzione mondiale, il 2,5 per cento. Ma è pur sempre al quarto posto, dopo gli Stati Uniti, primi assoluti con il 78%, la Francia (6%), e l’Australia (4%).
Il settore occupa 25.000 persone, e contribuisce al PIL nazionale con 5 miliardi e mezzo di euro. Tra le regioni italiane, prima per numero di aziende e posti di lavoro – chi lo direbbe - è la Lombardia. Nautica vuol dire tante cose: dal guscio di noce al giga yacht per sceicchi. L’Italia conta quasi 700mila imbarcazioni; ma quelle sopra i 10 metri non arrivano a 100mila.
![]() Bikini Queen Seconda GUARDA LA GALLERY |
L’Italia esporta parecchio. Nel 2007, ultimi dati elaborati, metà esatta della produzione è stata venduta all’estero.
Il settore che soffre di più è quello medio, tra i 12 e i 20 metri: in moneta da un minimo 150mila euro fino a 5milioni e anche più (nel caso delle barche a motore). Alcune imprese non hanno retto. Un cantiere medio del Veneto produceva barche da 20 metri e aveva una decina di ordini per il 2009: portafoglio sufficiente, quasi ricco. Esplosa la crisi, tutti i clienti hanno annullato la prenotazione. Non è rimasto che chiudere. Adesso la speranza è che un concorrente cinese rilevi lo stabilimento e riparta. Un’altra azienda, in Liguria, ha tutto il personale in cassa integrazione. Specializzata in scafi da 40 metri, oggi gli ordini sono a zero.
I maxiyacht reggono un po’ meglio perché il superlusso sente meno la crisi; e l’Italia in questo segmento ha posizioni di forza nel mercato mondiale. A far sperare gli operatori presenti a Genova alcune novità, come la probabile ripartenza del leasing nautico, crollato nel 2009 con gli altri comparti del credito. Un decreto governativo di luglio ha tolto qualche intoppo; come il sovrapprezzo sull’IVA per le grandi barche che navigano poco o niente in acque internazionali.
Sopravvive anche il mercato delle piccole imbarcazioni. Emblematico il settore dei gommoni, altro punto di forza degli italiani. Se negli anni scorsi spopolavano quelli dai 7 ai 12 metri, oggi si ripiega su misure più modeste, intorno a 5 metri.
Persino le ammiraglie del Salone sembrano intonate alla congiuntura: la barca più grande a motore, Bikini Queen Seconda, tocca i 41 metri; quella a vela SY Baracuda della Perini Navi, i 50. I record degli anni d’oro sono lontani. Ma l’importante è riuscire a reggere, fino a che la bufera sia passata.



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.



















