Rumors/ Rotelli vuole diversificare: in attesa di entrare nel patto di Rcs, punta al romano Il Tempo
Stanco di bussare alla porta del “circoletto buono” del Patto di Sindacato di Rcs Mediagroup? Non si sa, ma dai rumors che rimbalzano dalle sale operative di Milano alle colonne della stampa italiana Giuseppe Rotelli, il “re delle cliniche milanesi”, da sempre considerato in sintonia con Silvio Berlusconi e gli imprenditori a lui più vicini (nel marzo del 2000 rilevò col suo gruppo, San Donato, le cliniche milanesi dei Ligresti: Galezzi, Madonnina e Città di Milano), sembrerebbe intenzionato a rompere gli indugi e dare un contenuto concreto alla volontà di “diversificare nell’editoria” che ancora di recente aveva ribadito quando si era trattato di smentire la possibile cessione del proprio pacchetto (un 11%, residuo dell’estate dei “furbetti del quartierino” e del tentativo di scalata a Via Solferino che costò caro a Stefano Ricucci) a qualche altro socio del patto come Diego Della Valle.
Visto che in teoria il Patto di Sindacato non cambierà prima del 2014, Rotelli, forse anche per diversificare i suoi investimenti in termini geo-politici, potrebbe secondo i ben informati fare un’offerta per il quotidiano romano “Il Tempo”, guarda caso in mano a un immobiliarista (come capita del resto a “Il Mattino” di Napoli e “Il Messaggero” di Roma, di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Pier Ferdinando Casini), Domenico Bonifaci (coinvolto nell’inchiesta sulla maxi tangente da 150 miliardi di lire per Enimont ed uscito poi da sotto gli scomodi riflettori dei Mani Pulite accettando di pagare 54 miliardi di lire attraverso un patteggiamento) che lo rilevò nel 1996 dallo stesso Caltagirone (che l’anno precedente l’aveva rilevato da Andrea Monti Riffeser).
Rotelli sarebbe interessato ad una quota di maggioranza stavolta, si dice attorno al 70%, dopo che i colloqui coi “re delle cliniche” di Roma, gli Angelucci, che attraverso Tosinvest controllano sia Libero sia Il Riformista (testate per le quali, secondo le accuse dell’Agcom, gli Angelucci avrebbero illegittimamente ricevuto contributi pubblici, che per legge non possono andare a due testate tra loro collegate), non avrebbero dato esito positivo. Così stante i rumors di un interesse sempre minore di Alberto Nagel, numero uno di Mediobanca, per il ruolo di custode delle partecipazioni “storiche” di Piazzetta Cuccia, tra cui la stessa Rcs MediaGroup, e le probabili ripercussioni all’interno del Centro Destra della disfatta elettorale dello scorso fine settimana, qualcuno inizia a pensare che non si prepari solo un nuovo giro di poltrone per direttori e grandi firme, ma anche qualche passaggio di controllo per chi saprà muoversi con più prontezza.
Luca Spoldi



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