La falsa rivoluzione verde della Fondazione Gates
Di Anuradha Mittal - Inter Press Service (da greenplanet.net)
La fame nel mondo è ormai sempre di più uno strumento dell'industria biotecnologica in cerca di consenso per promuovere le coltivazioni transgeniche. La sua tattica del "green washing" (la biotecnologia è amica dell'ambiente e in grado di contrastare il cambiamento climatico), e quella del "poor washing" (dobbiamo accettare l'ingegneria genetica per aumentare la produzione e migliorare la vita degli agricoltori), ha guadagnato il favore di certe comunità filantropiche deviate. L'Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (AGRA), per esempio, diretta dalla Fondazione Bill & Melinda Gates, punta a diventare un veicolo istituzionale chiave per cambiare l'agricoltura africana.
Ma nel suo slancio entusiastico per aiutare l'Africa ad alimentarsi da sé grazie ad un pacchetto tecnologico di prodotti chimici e di sementi geneticamente modificati, la Fondazione Gates ha dimenticato di consultare gli agricoltori e le comunità che intende beneficiare. Benché si definisca una "iniziativa gestita dagli africani" - con l'ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan alla presidenza - l'AGRA rimane "un sogno dell'uomo bianco per l'Africa".
Gli esperti dell'industria biotecnologica che occupano posizioni chiave nella Fondazione Gates stanno elaborando un progetto basato sulla loro idea di ciò che dovrebbe essere la rivoluzione agricola in Africa. I suoi consulenti esterni sono esponenti dell'elite politica africana, come Ruth Oniang'o, le cui opinioni sono esposte sulle pagine web della multinazionale Monsanto, in una difesa dell'urgente necessità di biotecnologia in Africa.
Per mettere a tacere ogni critica della società civile, la Fondazione si è mantenuta piuttosto vaga circa il proprio ruolo nella promozione di colture geneticamente modificate. I suoi donatori, però, si stanno dando da fare per ostacolare la diffusa resistenza locale all'impiego di prodotti transgenici in agricoltura.
Il Donald Danforth Plant Science Center, per esempio, con sede a Saint Louis, Usa, ha ricevuto di recente un contributo di 5,4 milioni di dollari dalla Fondazione Gates per garantire l'approvazione da parte dei governi africani della sperimentazione sul campo di coltivazioni geneticamente modificate. Accecata dalla propria ambizione e sorda di fronte alle richieste dei contadini africani e dei gruppi ambientalisti, la Fondazione Gates ha scelto di ignorare studi autorevoli che confutano le posizioni tradizionali contenute nella sua agenda agricola industriale e orientata verso il mercato.



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