Risparmio/ Italiani preoccupati: investono poco. Preferito il mattone

Mercoledì, 27 ottobre 2010 - 12:14:00

Gli italiani sono piu' preoccupati per il futuro e questo si riflette sul risparmio: quest'anno poco piu' di una famiglia su tre e' riuscita a mettere da parte qualcosa e ben una su quattro e' dovuta ricorrere a debiti o all'utilizzo di risparmio pregresso. Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita (solo una su 17) e aumenta il numero di quelle che 'galleggiano', cioe' hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi o debiti e pensano di fare lo stesso l'anno prossimo o hanno fatto ricorso a risparmi e debiti e intendono mettere da parte di piu' nei prossimi 12 mesi. Tra le categorie, operai e insegnanti sono quelli in piu' 'grave crisi' di risparmio. E' la fotografia scattata dall'indagine Acri-Ipsos realizzata in occasione della 86esima Giornata Mondiale del Risparmio.

Le famiglie sono consapevoli che l'uscita dalla crisi sara' graduale e con tempi piu' lunghi rispetto a quanto previsto nel 2009. L'83% del campione (era il 78% un anno fa) percepisce la crisi come grave e il 69% si aspetta che non se ne potra' uscire prima di 4 anni (erano il 57% un anno fa), con il 31% che ipotizza addirittura una soglia di 5 anni o piu'. Nonostante cio', quanti si dicono soddisfatti della propria situazione economica salgono dal 54% al 56% (nel 2007 e nel 2008 erano il 51%): in particolare crescono nel Nord Est (+9% dal 2009) e nel Nord Ovest (+5%). Il 23% delle famiglie e' stato colpito dalla crisi ed e' particolarmente pessimista sulla propria situazione economica.

Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita: il 6% (l'8% nel 2009). Costante invece il numero di quelle che ritengono peggiorato il proprio tenore di vita: il 18% (era il 19%). Costante anche il numero di coloro che riescono a mantenere il proprio tenore di vita abbastanza facilmente: il 29% (era il 30%). Crescono coloro che sono riusciti a mantenere lo standard di vita solo con fatica: il 47% (erano il 43%). Le famiglie che sono riuscite a risparmiare sono poco piu' di un terzo (il 36%, erano il 37% nel 2009). E sono soprattutto al Nord (Nord Est 45%, Nord Ovest 41%). In affanno i risparmiatori del Sud (il 30%) e soprattutto quelli del Centro, dove le famiglie che riescono a risparmiare sono scese al 32% dal 39% del 2009. A parte un 1% di famiglie che non si pronuncia, il restante 26% per tirare avanti ha dovuto ricorrere a prestiti, bancari e non (7%) e ha dovuto utilizzare risparmi passati (19%), soprattutto al Sud.

Quelli che non riescono a risparmiare, ma nemmeno devono mettere mano alle riserve o ricorrere a prestiti, sono circa il 37%. Un quarto delle famiglie riesce ad accumulare senza difficolta' ma aumentano quelle che 'galleggiano' (passano dal 20 al 23%) a scapito delle famiglie con risparmio 'in risalita' (il 5%) o 'in discesa' (il 10%). Ci sono poi situazioni di crisi 'moderata' di risparmio (11%) e 'crisi grave' (il 21%). Tra i secondi si trovano soprattutto persone che vivono in citta' grandi e che hanno tra i 45 e i 65 anni. Tra quelli che 'galleggiano', ci sono operai (forte la concentrazione anche tra quelli in grave crisi di risparmio) e pensionati ( presenti maggiormente anche tra coloro che sono in crisi moderata). Imprenditori, dirigenti e liberi professionisti sono particolarmente polarizzati tra coloro che sono in una situazione di 'risalita' o di 'discesa' di risparmio: alcuni, dunque, stanno sempre meglio a fronte di altri che stanno sempre peggio. Esercenti, commercianti e artigiani vivono una situazione analoga, pero' con una concentrazione maggiore fra coloro che sono in 'crisi grave'. Gli impiegati sono concentrati soprattutto nella tendenza in discesa di risparmio (in particolar modo insegnanti e docenti, molti dei quali sono in 'crisi grave' di risparmio) e le preoccupazioni riguardano soprattutto il 2011; gli impiegati, pero', sono presenti anche tra coloro con risparmio positivo. In generale comunque, gli italiani continuano ad avere una forte propensione al risparmio: il 41% non riesce proprio a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa, mentre il 46% risparmia solo se cio' non comporta troppe rinunce.

E' costante il numero di cicale, ossia di coloro che preferiscono spendere tutto. Pensando al futuro dell'economia, l'ottimismo prudente registrato nel 2009 rimane tuttora maggioritario, anche se assai ridimensionato: il 45% di ottimisti contro il 37% di pessimisti (in particolare nel Centro Italia gli ottimisti passano dal 57% del 2009 al 39%). Cio' e' certamente legato alle ridotte aspettative rispetto alla ripresa globale ed europea, ma soprattutto al crollo di fiducia nelle prospettive del Paese e del proprio specifico territorio relativamente ai prossimi 2-3 anni. Se nel 2009 gli ottimisti sul futuro del Paese superavano i pessimisti (+4 punti percentuali) ora i pessimisti superano largamente gli ottimisti (i pessimisti sono il 41% contro il 30% di ottimisti). Riguardo, poi, alla situazione locale domina l'aspettativa di stasi, e i pessimisti sono il 30% contro il 23% di ottimisti. In merito alla propria situazione personale, quasi la meta' degli intervistati (il 49%) ritiene che non cambiera', ma i fiduciosi (28%) superano gli sfiduciati (19%).

Quanto agli investimenti, con la crisi i soldi meglio tenerli sotto il materasso ma se proprio si deve investire gli italiani continuano a puntare sul mattone. In particolare, dal 60% del 2008 al 62% del 2009 la percentuale di italiani che preferisce tenere i soldi in casa o sul conto corrente sale al 68% nel 2010, in generale a discapito di chi prima investiva una piccola parte dei propri risparmi. Rimane invece costante il numero di coloro che investono la maggior parte dei propri risparmi (9%).

Dovendo investire, gli italiani, comunque, preferirebbero il 'mattone' che resta l'investimento 'ideale' per il 54%, un dato costante negli ultimi tre anni (forte crescita di questa preferenza nel Nord Est e il decremento nel Nord Ovest). Come pure stabili sono le indicazioni per gli strumenti finanziari considerati piu' sicuri (23%) e per quelli piu' speculativi (5%). Il 18% si sente lontano da ogni forma di investimento, preferendo la liquidita' o la spesa. Tra coloro che hanno effettivamente risparmiato quest'anno, si registrano forti cambiamenti rispetto al 2009: sale la preferenza per il mattone (da 52% al 58%), raddoppia quella per gli strumenti finanziari piu' rischiosi (dall'8% al 16%), mentre si riduce la propensione per gli strumenti considerati piu' sicuri (dal 26% del 2009 al 20%) e l'attendismo (dal 14% al 6%). Basandosi sul totale del campione emerge, tuttavia, che gli italiani continuano a ritenere fondamentale la bassa rischiosita' e la solidita' dell'investimento del proprio risparmio, anche perche' pensano che gli strumenti esterni di tutela (leggi, regolamenti, controlli) siano poco efficaci (per il 59% del campione), tanto oggi quanto in prospettiva (il 46% del campione ritiene che nei prossimi 5 anni il consumatore sara' meno tutelato, contro il 27% che ritiene che sara' piu' tutelato; il restante 27% ritiene che tutto rimarra' com'e' oppure non si pronuncia).

Una bassa propensione al rischio e' riscontrabile nel 66% della popolazione, che dichiara di averne una ridotta (29%) o quasi nulla (37%), a fronte di un 24% di aperti verso il rischio e un 10% effettivamente propensi al rischio. Se fosse loro concesso di "prendere le decisioni" al posto di una banca, nel 67% dei casi preferirebbero finanziare imprese solide e famiglie con bassissimo livello di rischio, anche guadagnando poco; solo il 23% sarebbe propenso a finanziare imprese e famiglie con maggiori prospettive di rendimento, anche se piu' rischiose (il restante 10% non si esprime).

La crisi ha colpito le abitudini di spesa e gli italiani hanno tagliato drasticamente i loro consumi negli ultimi 2-3 anni. Si salvano solo spese per la casa e cellulare ma chi ha visto peggiorare il proprio tenore di vita rinuncia anche al telefonino. In tempi di crisi si taglia soprattutto sul fuori-casa, quindi bar, ristoranti, cinema, teatro e viaggi, ma a risentirne sono anche l'abbigliamento e la cura della persona. Costanti sembrano invece le spese per spostamenti ed elettronica mentre crescono telefonia e spese per la casa, alimentari e non. Cio' sembra confermare, sottolinea il rapporto, la comparsa di un nuovo individualismo, nel quale ognuno e' connesso al mondo con un vasto uso delle nuove tecnologie; e in questa situazione la 'propria casa' gioca un ruolo centrale: e' il punto di riferimento dell'essere individuo e motore della socialita'.

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