Risparmio/ Gli italiani vedono nero e non spendono. Addio mattone, tornano di moda i Bot

Scoramento e preoccupazione: la crisi preoccupa gli italiani e il 2011 si rivela l'anno peggiore del decennio. Dalla tradizionale indagine Acri-Ipsos condotta per la "Giornata mondiale del risparmio" emerge l'immagine di un Paese che "sembra non reagire alla crisi, anzi la aggrava" e dove "si fa molto meno affidamento che in passato sulla ripresa globale". Un "crudo realismo, scevro di illusioni" prende il posto dell'"attendismo prudente e preoccupato" registrato nel 2010. Nel prossimo futuro non si "intravede nulla di positivo" e, anzi, si "avverte un progressivo peggioramento della situazione". E' in questo quadro che il 50% degli italiani si dice pessimista rispetto al futuro, contro un 36% di ottimisti e un 14% di attendisti. Per la prima volta dal 2005 il numero dei soddisfatti della propria posizione personale e' superato dagli insoddisfatti, che crescono dal 44 al 51%.
Per la prima volta in assoluto il numero di coloro che sono fiduciosi sul proprio futuro economico personale (21%) viene superato dagli sfiduciati (27%). Rispetto al futuro dell'Italia, a fronte del 54% di sfiduciati troviamo appena un 24% di fiduciosi. Continuano a diminuire coloro che riescono a migliorare la propria posizione: ormai non superano il 5% della popolazione (erano l'11% nel 2006), a conferma della percezione di un Paese "statico", che sta "lentamente scivolando in una situazione di crisi sentita come strutturale" e "che richiedera' lente - e dolorose - vie d'uscita".
Si mantengono pressoche' costanti coloro che non hanno sperimentato ne' miglioramenti ne' difficolta (28% contro 29% nel 2010), cosi' come coloro che hanno conservato il proprio tenore di vita con fatica (46% contro 47%). Aumentano dal 18 al 21% quanti lo hanno visto peggiorare. Il 23% delle famiglie dichiara di essere stata colpita direttamente dalla crisi in uno dei suoi percettori di reddito che ha visto contrarsi la retribuzione, o e' rimsto senza lavoro, o ha condizioni contrattuali peggiori, o non riceve lo stipendio con regolarita'. In generale, la crisi viene definita assai grave dall'86% degli italiani (erano l'83% l'anno scorso e il 78% nel 2009). E l'uscita dal tunnel appare sempre piu' lontana: tre italiani su 4 si attendono che duri almeno altri tre anni. Si aspettano cioe' di tornare ai livelli pre-crisi soltanto nel 2015. E chi la avverte come particolarmente grave sono soprattutto le persone nella pienezza lavorativa, quelle di eta' compresa fra i 31 e i 64 anni: per il 50% di loro la crisi e' piu' grave di quanto si pensi.
SCORAMENTO FAMIGLIE, 3 SU 10 NON ARRIVANO A FINE MESE - La percezione che il peggio non sia passato e che la crisi sara' ancora molto lunga spinge le famiglie a risparmiare, ma sempre meno riescono a farlo. Di qui un "clima di scoramento" e il timore per il futuro. Sono poco piu' di un terzo le famiglie che nel 2011 sono riuscite effettivamente a mettere da parte qualcosa: il 35% contro il 36% del 2010. Una percentuale che crolla al 25% al Sud. Ma a crescere sono soprattutto i nuclei in "saldo negativo", quelli cioe' che per tirare avanti hanno dovuto mettere mano ai risparmi passati o a indebitarsi: sono il 29% del campione (40% nel Mezzogiorno) contro il 26% del 2010. Sono inoltre il 42%, contro il 36%, dell'anno scorso gli italiani che temono di non riuscire a risparmiare nel 2012 come in passato, mentre solo il 13% spera di risparmiare di piu, il dato piu' basso mai registrato dall'indagine. Chi e' riuscito a risparmiare si trova soprattutto al Nord (43%) dove le percentuali non si discostano molto da quelle del 2010. Sono sempre piu' in affanno, invece i risparmiatori del Sud, dove appena il 25% delle famiglie riesce a mettere da parte qualcosa, contro il 30% dell'anno scorso. Al Centro la quota arriva al 36%. Coloro che si trovano in una situazione di equilibrio, vale a dire che ne' risparmiano ne' decumulano o ricorrono a prestiti, sono circa il 35%. L'Ipsos registra dunque "un peggioramento generale della reale capacita' di essere risparmiatori", nonostante il 44% degli italiani affermi di non riuscire a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa. Oltre al calo significativo di chi e' in una prospettiva positiva, diminuiscono gli italiani che in termini di risparmio "galleggiano", aumentano le famiglie "in discesa" e in crisi ma soprattutto cresce la quota di chi vede una seria difficolta' a risparmiare in futuro. Gli italiani sono consapevoli della propria incapacita' di accumulare risparmio e che le famiglie stano mettendo da parte poco (53%). Sei italiani su 10 hanno la sensazione di aver ridotto negli ultimi anni le riserve di risparmio accumulate nel corso della propria vita. Riguardo a se stessi, gli italiani considerano il risparmio fondamentale soprattutto per la sicurezza economica dopo la pensione (47%) e per la possibilita' di programmare il proprio futuro (44%). Il 24% lo considera inoltre cruciale per la crescita economica del Paese, con un calo di 7 punti rispetto al 2010. Appena il 13% lo giudica importante per finanziare lo Stato
IL DOPO-PENSIONE FA PAURA, 80% ITALIANI PREOCCUPATO - Il momento di andare in pensione spaventa gli italiani che temono di non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita. Ben l'80% degli intervistati si dice "molto" (41%) o abbastanza (39%) preoccupato per il proprio futuro dopo il pensionamento. Molto hanno inciso le riforme di questi anni, in particolare quella del Tfr. Nel 2001 i "molto preoccupati" per il dopo-pensione erano solo il 14% e gli "abbastanza preoccupati" il 24%. In totale, dunque, i timori accomunavano appena il 38% del campione. Le piu' "spaventate" sono le persone tra i 31 e i 44 anni, tra le quali la quota dei "preoccupati" arriva all'84%. Un dato in linea con quello registrato tra i giovani compresi tra i 18 e i 30 anni, dove si ferma all'83%. I timorosi sono invece il 76% tra chi ha un'eta compresa tra i 45 e i 64 asnni. Meno preoccupato e' anche chi ha un ruolo direttivo (69%), mentre tra la totalita' dei lavoratori dipendenti la quota tocca l'83%. I dirigenti sono anche assai piu' tranquilli della media: 29% contro 18%.
PRECIPITANO CONSUMI, SI SPENDE SOLO PER LE MEDICINE - La crisi morde, i consumi crollano: si compra soltanto l'indispensabile, a partire dalle medicine. E la riduzione della spesa riguardi anche quelle categorie come elettronica, telefonia e prodotti per la casa che lo scorso anno parevano essere state meno penalizzate dalla crisi. La situazione di crisi continua ad abbattersi soprattutto sul fuori-casa (bar e ristoranti, cinema e teatro, viaggi): rispetto al 2010 un altro 12% di italiani ha ridotto questa tipologia di spese, portando il saldo negativo tra chi le ha aumentate e chi le ha tagliate da 40 a 52 punti percentuali. La diminuzione ha toccato anche l'abbigliamento, il cui saldo negativo passa da 27 a 36 punti percentuali, la cura della persona (da -13 a -25), la lettura (da -10 a -19) e l'elettronica (da -1 a -12). L'unica eccezione sono i medicinali e i farmaceutici, il cui consumo e' in aumento rispetto a due o tre anni fa. La spiegazione, secondo i ricercatori, potrebbe risiedere nel progressivo invecchiamento della popolazione e in una crescente attenzione alla cura di se stessi. E le stime di settore parlano di un possibile ulteriore incremento nei prossimi anni. Il dato medio nasconde comunque situazione estremamente variegata. Come nel 2010, chi ha un tenore di vita peggiorato ha dovuto tagliare ogni spesa. Anche coloro che si sono barcamenati tra le difficolta' per mantenere una buona qualita' della vita hanno dovuto abbattere i propri consumi. Chi ha mantenuto una qualita' di vita costante ha soprattutto spostato dal fuori-casa alla casa molte delle proprie spese. Ma anche tra coloro che hanno visto migliorare il proprio tenore di vita cominciano a diminuire i consumi fuori-casa e quelli per la lettura. Secondo l'indagine, "l'impatto della crisi sui consumi e' quindi sempre piu' evidente e sta generando cambiamenti strutturali. In italia", affermano i ricercatori dell'Ipsos, "si sta creando un nuovo equilibrio nel paniere degli acquisti, che difficilmente verrebbe modificato in breve tempo qualora se ne uscisse". Questa ristrutturazione ha tre grandi cause: la volonta' di ricostruire gli stock di risparmio erosi dall'uso e dall'inflazione, il "feroce" taglio di ogni tipo di bene per le situazioni di difficolta' attuali, lo spostamento verso l'accumulo per i tempi bui di alcune risorse destinate ai beni non necessari.
CROLLA AMORE PER MATTONE, TORNANO DI MODA I BOT - La crisi raffredda il tradizionale amore degli italiani per il "mattone", mentre riaccende quello per i Bot grazie all'aumento dei tassi d'interesse. In generale, nel 2011 e' tornata ad aumentare (dal 21 al 24%) la percentuale degli intervistati che preferisce investire una piccola parte dei propri risparmi, a discapito di chi sceglie di tenere i soldi in casa o sul conto corrente (64% contro 68% nel 2010). La causa, spiega il rapporto, puo' essere individuata nell'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e delle obbligazioni. Il "mattone" resta l'investimento preferito, ma la percentuale di coloro che ci puntano crolla di oltre dieci punti percentuali in un anno (dal 54 al 43%), tornando sui livelli del 2001. Tra coloro che hanno effettivamente risparmiato nel 2011, il collasso delle preferenze e' ancora piu' evidente: dal 58 al 41%, a tutto vantaggio di investimenti considerati piu' sicuri. Gli strumenti finanziari piu' speculativi si mantengono in ultima posizione, con una percentuale intorno al 5%. Per gli italiani resta fondamentale la bassa rischiosita' dell'investimento, anche perche' pensano che leggi e controlli a tutela del risparmio siano poco efficaci (59%). Un dato importante in un Paese dove il 62% degli intervistati ritiene la propria esperienza negli investimenti al di sotto della media.


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