Mattone/ Zunino lascia la guida di Risanamento. Banche ancora al lavoro sul piano
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Luigi Zunino lascia la guida del suo impero. Al termine della riunione d'urgenza del board, l'unica decisione certa è quella che vede l'immobiliarista piemontese lasciare Risanamento. Per il resto, il piano da presentare il 29 luglio al giudice del Tribunale fallimentare di Milano deve ancora trovare l'accordo delle banche.
La decisione di lasciare la presidenza del gruppo, spiega una nota, ha il fine "di agevolare il processo in corso". Umberto Tracannella assumerà le funzioni di vice presidente mentre il Cda ha preso atto "anche delle dimissioni di altri due consiglieri. "Tutte le decisioni di ordinaria e straordinaria amministrazione" passeranno quindi in mano al board, che nei prossimi giorni verrà riconvocato per decidere in ordine alla nomina di un nuovo presidente e amministratore delegato. Sembra però da escludere che la guida venga affidata al banchiere Salvatore Mancuso, attuale superconsulente del gruppo, giudicato dai pm amministratore occulto del gruppo e accusato di operare solo per l'interesse delle banche creditrici.
Nella nota si spiega inoltre che "il piano di ristrutturazione proposto ai creditori finanziari è stato definito nei suoi aspetti rilevanti secondo le linee guida a suo tempo comunicato e nel frattempo è stato sottoposto ai creditori interessati per la loro approvazione".
Secondo quanto si apprende, il piano passerebbe attraverso la concessione di nuove linee di credito per un ammontare complessivo di 340 milioni. Pertanto, il consiglio di Risanamento "alla luce del fatto nuovo intervenuto, ha riesaminato gli elementi del piano di ristrutturazione e, pur confermandone la validità, intende verificare l'opportunità di ulteriori misure che ne rafforzino l'efficacia al fine di garantire il riequilibrio in via stabile della situazione finanziaria, economica e patrimoniale della società".
In questa direzione quindi "ci saranno nei prossimi giorni ulteriori incontri con i creditori finanziari per verificarne la disponibilità a sostenere il piano, in modo da poterlo sottoporre all'esame del Tribunale per ottenere in tempi rapidi il riconoscimento dell'insussistenza dei presupposti per la dichiarazione di fallimento". Intesa SanPaolo, Unicredit, Banco Popolare, Bpm e Mps sarebbero orientate verso un intervento in equity, attraverso uno strumento che potrebbe essere un prestito convertendo.
Gli incontri e i confronti della società con i creditori per ottenere il loro sostegno, conditio sine qua non, per dimostrare l'insussistenza dei presupposti per la dichiarazione di fallimento presentata dalla Procura milanese, continueranno dunque anche oggi. Facendo riferimento al prestito obbligazionario convertibile di 220 milioni, infine, nella stessa nota emessa, Risanamento ha precisato, che gli obbligazionisti hanno diritto di richiedere il rimborso anticipato del prestito stesso "qualora, tra l'altro, sia iniziato un procedimento di fallimento nei confronti dell'emittente e sempre che questo non sia rinunciato, respinto o estinto entro sessanta giorni dall'inizio".



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