Risanamento/ Zunino indagato per bancarotta in via d'urgenza
Secondo quanto anticipato dall'Ansa, l'ipotesi di reato emerge dall'istanza presentata dai pm Laura Pedio e Roberto Pellicano al Tribunale fallimentare di Milano e notificata dalla Guardia di Finanza alla stessa società del gruppo di via Bagutta e inoltrata al giudice della seconda sezione civile, Pierluigi Perrotti, che ha fissato udienza per il 29 luglio.
Le indagini erano state avviate per la sola ipotesi di aggiotaggio, ma poi hanno proceduto anche all'iscrizione per bancarotta in via d'urgenza, in base al comma 2 dell'articolo 238 della legge fallimentare che consente, ancor prima della dichiarazione di fallimento, di contestare tale reato.
Nella consulenza disposta dai pm per valutare lo stato di insolvenza e la "fondatezza del principio di continuità aziendale utilizzato nella redazione del bilancio 2008", riferisce l'Ansa, si conclude: "Risulta acclarata la manifesta insolvenza nella quale si trova la società Risanamento, e con essa il suo Gruppo, quantomeno a far tempo dalla formazione del bilancio relativo all'esercizio del 2008".
E ancora: "la situazione di illiquidità era concreta, manifesta e diffusa già al momento nel quale era stato formato ed approvato il bilancio di esercizio e il consolidato al 31.12.2008, e pertanto quel bilancio non poteva essere redatto secondo i principi di continuità aziendale i cui presupposti erano invece venuti meno".
Il gruppo immobiliare Risanamento ha 2,86 miliardi di euro di debito e un patrimonio netto di 33 milioni, con perdite da quasi 50 milioni di euro nel primo trimestre del 2009.
Un eventuale fallimento sarebbe un disastro per l'intera città di Milano. Il gruppo di Luigi Zunino gestisce infatti progetti molto importanti: da Santa Giulia all'Ex Area Falck,passando per l'Expo.
La richiesta di fallimento è arrivata a sorpresa visto che le difficoltà di Zunino sono note da tempo e che sono in corso sia una moratoria concessa dalle principali banche creditrici (fra le quali Intesa, Unicredit, Bpm, Mps) sia la definizione di un piano di ristrutturazione che prevede cessione di asset e azioni sul debito pari a circa 2,6 miliardi con la consulenza della Banca Leonardo di Gerardo Braggiotti.



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